Prosegue lo scontro sulle politiche migratorie europee. Nella giornata odierna, la Commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha approvato un nuovo Regolamento sui rimpatri che ha scatenato polemiche dall'ala progressista dell'aula. Alessandro Zan, esponente del Partito Democratico e membro dell'Europarlamento, ha lanciato un'accusa durissima nei confronti della coalizione che ha votato il testo, accusandola di compiere un ulteriore arretramento sul fronte della protezione internazionale.
Secondo Zan, il provvedimento rappresenta una violazione tanto dei principi umanitari quanto della normativa internazionale. Il nodo critico della riforma riguarda l'istituzione dei cosiddetti 'return hubs', centri di rimpatrio ubicati in Paesi terzi dove verrebbero trasferiti i migranti, indipendentemente da eventuali legami storici o familiari con quelle nazioni. L'eurodeputato sottolinea come questa pratica comporterebbe gravi rischi, dalla prolungata detenzione alla mancanza di garanzie concrete sulla salvaguardia dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo.
Punto critico della denuncia è il ruolo giocato dal Partito Popolare Europeo, tradizionalmente considerato parte della maggioranza di centro-sinistra in Parlamento. Secondo Zan, il Ppe ha tradito l'alleanza presentando un testo alternativo ancora più severo rispetto a quello già discusso, coalizzandosi con le forze dell'estrema destra. Una mossa che evidenzia come lo scontro sulle migrazioni stia polarizzando profondamente le dinamiche parlamentari europee.
La posizione del Pd è categorica: il modello proposto rappresenta un pericoloso passo verso sistemi esclusivamente repressivi, abbandonando definitivamente la solidarietà verso chi scappa da persecuzioni e conflitti. Zan ha assicurato che il suo gruppo continuerà a opporsi fermamente a questa direzione politica, impegnandosi a mantenere alta l'attenzione su quelli che ritiene essere smantellamenti inaccettabili di diritti conquistati.