Tensioni diplomatiche tra Quito e L'Avana dopo la decisione del governo ecuadoriano di espellere l'ambasciatore cubano. Daniel Noboa ha motivato il provvedimento in un'intervista radiofonica a Radio Sucre, denunciando un'interferenza sistematica da parte di Cuba negli affari politici interni dell'Ecuador. Il presidente ha sostenuto che il diplomatico Basilio Gutiérrez e altri membri dello staff dell'ambasciata avrebbero partecipato a iniziative politiche, e in alcune circostanze sarebbero stati associati anche ad azioni di natura violenta.

La scorsa settimana l'esecutivo ecuadoriano ha notificato ufficialmente al diplomatico lo status di persona non grata, concedendogli un arco temporale di 48 ore per abbandonare il territorio nazionale insieme a tutti i collaboratori della rappresentanza cubana. L'azione è stata eseguita in piena conformità alle regole internazionali stabilite dalla Convenzione di Vienna, che disciplina le relazioni e i privilegi diplomatici tra le nazioni.

Noboa ha ribadito che la decisione poggia su fondamenta solide, affermando di possedere elementi probatori sufficienti a supporto delle accuse rivolte all'ambasciata cubana. Il presidente non ha fornito dettagli specifici sulle presunte attività irregolari, ma ha voluto rafforzare il messaggio attraverso i canali digitali, diffondendo un video sui social media dove si osservano soggetti non identificati che bruciano documenti all'interno della sede diplomatica cubana.

Secondo la narrazione ufficiale, questa azione potrebbe rappresentare un tentativo di eliminare tracce e prove di comportamenti illeciti. L'episodio della distruzione di documenti ha acquisito rilevanza simbolica nella strategia comunicativa del governo, rappresentando agli occhi dell'opinione pubblica la conferma delle irregolarità denunciate. L'incidente sottolinea le crescenti fratture nei rapporti tra i due Paesi, in un contesto già caratterizzato da tensioni geopolitiche nella regione latinoamericana.