Una storia che ha scosso profondamente l'opinione pubblica indiana quella accaduta nello stato del Jharkhand, dove un padre si è visto costretto a un'odissea straziante dopo la morte del suo bambino appena nato. Ramkhrisna Hembram, residente nel villaggio di Bangrasai, ha dovuto affrontare un viaggio di venti chilometri portando con sé il corpo del figlio deceduto a pochi minuti dal parto, riposto all'interno di una scatola di cartone. Una modalità di trasporto che sottolinea l'assenza totale di assistenza da parte della struttura sanitaria.
L'episodio ha origine presso l'ospedale pubblico di Chackradharpur, dove il bambino è nato privo di vita. Secondo quanto riferito, la struttura avrebbe rifiutato di mettere a disposizione un'ambulanza per il trasporto del corpo, lasciando la famiglia in una condizione di estremo disagio e dolore. La vicenda è diventata pubblica grazie alla diffusione da parte dei principali quotidiani nazionali indiani, che hanno pubblicato anche fotografie che immortalano l'uomo mentre regge la scatola contenente il figlio.
Le autorità ospedaliere contestano tuttavia questa ricostruzione dei fatti, affermando che nessuno dei familiari avrebbe formalmente richiesto il servizio di ambulanza nel periodo successivo al parto tragicamente conclusosi. Una smentita che non ha placato l'indignazione popolare né quella delle istituzioni locali.
La polizia ha prontamente avviato un'inchiesta sulla questione. La vice commissaria locale Shruti Rajalakshmi ha confermato pubblicamente che le responsabilità verranno accertate e che coloro che risulteranno colpevoli dovranno rispondere delle proprie azioni. Un impegno che arriva in un momento in cui il caso ha già catalizzato l'attenzione nazionale, alimentando il dibattito più ampio sulle carenze strutturali del sistema sanitario indiano.