La resistenza dell'Iran alle operazioni militari coordinate da Washington e Tel Aviv rappresenta una sfida molto più complessa del previsto. Nonostante la morte della guida suprema Ali Khamenei e di numerosi funzionari di rango elevato, Teheran ha mantenuto la capacità di lanciare ondare continuative di droni e missili contro bersagli sparsi in tutta l'Asia occidentale. Questo scenario inaspettato ha esposto un problema strutturale per gli alleati: le scorte di sistemi di difesa aerea, finite risorse, potrebbero esaurirsi prima che l'arsenale iraniano si esaurisca.
Gli strumenti difensivi più sofisticati nelle mani americane includono gli intercettori Thaad, i sistemi Patriot e i missili navali della serie SM. Israele aggiunge alla partita anche gli intercettori Arrow a lunga gittata. Tuttavia, negli ultimi anni questi sistemi hanno subito un progressivo consumo dovuto ai numerosi teatri operativi simultanei. Significative quantità sono state inviate in Ucraina per contrastare i bombardamenti aerei russi, altre sono schierate nel Mar Rosso per proteggere le rotte commerciali dagli attacchi dei ribelli Houthi, alleati dell'Iran, e ulteriori contingenti presidiano l'Indo-Pacifico a difesa di Corea del Sud e Taiwan da eventuali minacce cinesi e nordcoreane.
La situazione è divenuta critica in seguito al conflitto di dodici giorni tra Stati Uniti, Israele e Iran nel giugno 2025, che ha consumato circa il 25 per cento dell'intera riserva americana di sistemi Thaad. I tempi di produzione non riescono a stare al passo con il consumo bellico, creando un divario pericoloso tra necessità strategiche e disponibilità reale. Gli analisti sottolineano che le priorità militari sono semplicemente troppe per le risorse disponibili, forzando i comandanti a scelte dolorose su quali zone proteggere e quali lasciare vulnerabili.
Quando le scorte di armamenti difensivi si assottigliano durante un conflitto attivo, la strategia militare muta radicalmente: le installazioni militari critiche ricevono protezione prioritaria, mentre le aree civili spesso rimangono scoperte dalle difese avanzate. Durante i dodici giorni di combattimento del 2025, Israele ha verosimilmente applicato questa calcolo tattico. Un simile scenario potrebbe ripetersi nel prossimo futuro, ma questa volta il rischio non riguarderebbe solamente il territorio israeliano, bensì l'intera regione mediorientale.
I paesi del Golfo Persico affrontano un pericolo particolare poiché si trovano nel raggio d'azione sia dei missili iraniani a lungo raggio destinati a colpire Israele, sia di quelli a corto raggio potenzialmente diretti contro obiettivi regionali. Inoltre, la minaccia iraniana non si limita ai soli vettori missilistici: i droni da combattimento Shahed, carichi di esplosivi, rappresentano un'arma molto più facile da impiegare rispetto ai missili, comportano costi inferiori e moltiplicano significativamente la pressione sulle difese aeree già gravate da altri compiti strategici.