Manfred Weber, presidente del Partito popolare europeo, ha espresso valutazioni positive circa le operazioni militari statunitensi dirette contro il programma di sviluppo missilistico e nucleare dell'Iran. Durante una conferenza stampa svoltasi a Strasburgo, il leader del Ppe ha sottolineato come questi interventi rappresentino una notizia favorevole per la protezione degli interessi europei nel medio-lungo termine, riducendo il rischio che Teheran possa accedere alle armi nucleari.
Tuttavia, le dichiarazioni di Weber contengono anche una critica esplicita verso l'operato della diplomazia europea nella gestione della questione iraniana. Il presidente del Partito popolare ha ripercorso il fallimento dei tentativi negoziali che si concentrarono dieci anni fa su un accordo nucleare sottoscritto congiuntamente dall'Unione europea e dagli Stati Uniti. Secondo Weber, questo sforzo diplomatico non ha prodotto i risultati sperati, compromettendo così la credibilità dell'approccio europeo nei confronti della regione mediorientale.
Le parole del politico tedesco riflettono una visione che contrappone l'inefficacia della via negoziale al pragmatismo delle azioni militari, aprendo un dibattito più ampio sulla strategia europea verso l'Iran e sul ruolo che l'Unione intende svolgere nei conflitti mediorientali. Le dichiarazioni giungono in un momento di crescente tensione geopolitica e evidenziano le fratture persistenti tra le posizioni europee e americane su come affrontare le sfide poste dai programmi nucleari iraniani.