La guerra in Iran sta generando una catastrofe umanitaria di proporzioni difficili da quantificare. Secondo il comitato locale della Croce Rossa, principale organizzazione di soccorso operativa nel Paese, il bilancio preliminare è allarmante: più di 1.300 persone hanno perso la vita, 787 risultano ferite, e i bombardamenti hanno raso al suolo oltre 6.600 infrastrutture civili sparse in trenta province diverse. Tra gli edifici colpiti figurano ospedali, scuole, abitazioni, ma anche uffici e magazzini della stessa organizzazione umanitaria.
Mentre il presidente americano Donald Trump assicura che "il conflitto terminerà presto" e contemporaneamente minaccia "nuovi e più intensi attacchi", i Guardiani della Rivoluzione iraniani sostengono di controllare le leve strategiche dello scontro. Ma sono i dati forniti dai soccorritori a rivelare il vero costo umano di questa guerra, giunta al decimo giorno dall'inizio dell'offensiva coordinata. La Croce Rossa, con i suoi 2.100 team operativi e oltre 6.500 tra operatori e volontari, è in prima linea nelle operazioni di ricerca dei dispersi, assistenza medica d'emergenza e supporto alle popolazioni colpite.
La portata della crisi ha spinto la Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna a lanciare un appello urgente da Ginevra per la raccolta di 40 milioni di franchi destinati alle prime fasi di intervento. Tommaso Della Longa, portavoce dell'organizzazione internazionale, ha sottolineato: "Per quanto ricordo, negli ultimi decenni non abbiamo mai affrontato una crisi che interessasse contemporaneamente così tanti territori. Alcuni colleghi paragonano l'estensione solo a quella dello tsunami, anche se quello era una calamità naturale". Un confronto che testimonia l'eccezionalità della situazione.
I casi più tragici documentati dai soccorritori rimangono impressi. Dalla scuola di Minab, nella provincia di Hormozgan, dove i team di Croce Rossa hanno recuperato dalle macerie i corpi di 150 bambine, a pochi sopravvissuti, fino agli ospedali di Bushehr e al Gandhi Hospital di Teheran, entrambi colpiti direttamente dai missili: il conflitto non risparmia nessuno. Gli operatori umanitari sono stati fra i primi a intervenire in questi siti, attivando anche servizi di supporto psicologico telefonico per gestire il trauma diffuso nella popolazione. Nonostante le sfide estreme, Della Longa ha evidenziato che "il comitato locale iraniano è tra i più solidi dell'intera regione", rappresentando un'ancora di speranza per continuare le operazioni di soccorso in un contesto sempre più critico.