Benjamin Netanyahu ha lanciato un messaggio deciso sullo stato della campagna militare contro l'Iran, sostenendo che le operazioni condotte sinora stanno infliggendo danni considerevoli al potere di Teheran. Durante una visita a una struttura di emergenza del ministero della Sanità israeliano, il primo ministro ha voluto sottolineare l'efficacia delle azioni intraprese, utilizzando un linguaggio particolarmente enfatico per descrivere l'impatto strategico degli attacchi.
Le operazioni a cui Netanyahu fa riferimento rientrano nell'offensiva congiunta tra Israele e Stati Uniti avviata a partire dal 28 febbraio scorso. Secondo le dichiarazioni del premier, questa collaborazione starebbe producendo risultati significativi nel contenimento della capacità militare e politica della Repubblica Islamica, anche se il ciclo di escalation non sarebbe ancora concluso.
Netanyahu ha però articolato le sue considerazioni con una sfumatura importante, distinguendo tra l'azione militare diretta di Gerusalemme e Washington e il ruolo potenziale della popolazione iraniana. Il premier ha osservato che, sebbene Israele nutra aspirazioni nel sostenere il popolo iraniano nel liberarsi da quello che definisce il «giogo della tirannia», l'esito finale dipenderà dalle scelte che i cittadini iraniani faranno autonomamente.
La dichiarazione rappresenta un messaggio a più livelli: verso gli alleati americani ribadisce la fermezza dell'azione militare, verso i detrattori interni ed esterni comunica determinazione nel proseguire, e verso la popolazione iraniana tende un'apertura ideologica che va oltre i semplici obiettivi bellici. Tuttavia, l'affermazione che la campagna «non ha ancora finito» lascia intendere che ulteriori sviluppi potrebbero manifestarsi nel prossimo futuro.