Letizia Moratti ha preso posizione nel dibattito pubblico sulla riforma della giustizia, chiarendo che il referendum in discussione non rappresenta un'ostilità verso la magistratura bensì uno strumento per correggere squilibri storici nel funzionamento dei processi penali. Durante un incontro organizzato a Milano dall'associazione La nostra a Milano, l'esponente di Forza Italia ha spiegato come la consultazione miri a rafforzare l'indipendenza dei giudici e a ridurre le influenze politiche che caratterizzano attualmente le carriere dei magistrati e dei pubblici ministeri, nonché gli organi di governo della magistratura stessa.
Moratti ha evidenziato come la proposta preveda il sorteggio per le nomine e la separazione delle carriere, una misura che secondo lei costituirebbe un'effettiva garanzia per i cittadini. Ha inoltre sottolineato l'urgenza della riforma ricordando alcuni casi emblematici di errori giudiziari, tra cui quello di Luciano Di Marco, arrestato in seguito a un errore nelle indagini, e di Ivan Petrelli, condannato per uno scambio di identità. L'evento ha visto la partecipazione di diversi esponenti dei comitati promotori del referendum, tra cui i consiglieri regionali lombardi Giulio Gallera e Matteo Forte rispettivamente di Forza Italia e Fratelli d'Italia, gli avvocati Simona Giannetti e Andrea Potukian, e lo scrittore nonché ex assessore di Milano Stefano Zecchi.
Secondo la parlamentare europea, il dibattito è stato strumentalizzato in chiave politica, mentre la riforma non rappresenterebbe alcun conflitto con le istituzioni giudiziarie né con il governo. La questione di fondo riguarda il fatto che in Italia i magistrati operano all'interno di un medesimo ordine professionale, una struttura che a giudizio di Moratti genererebbe una condivisione eccessiva di visioni comuni e incentivi potenzialmente compromettenti per l'imparzialità dei giudici.
Moratti ha concluso il suo intervento con un appello ai cittadini affinché partecipino al voto, definendo il tema come una questione che potrebbe interessare potenzialmente chiunque si trovi dinanzi a un processo. La sfida, secondo questa prospettiva, non riguarda un conflitto tra istituzioni ma piuttosto la ricerca di garanzie procedurali più solide per tutti coloro che interagiscono con il sistema giudiziario italiano.