L'Unione europea deve assumersi una responsabilità attiva per de-escalare la tensione nello Stretto di Hormuz e tutelare così i propri interessi energetici. È l'appello lanciato oggi da Strasburgo da Valerie Hayer, presidente del gruppo Renew Europe (liberali europei), che accusa il blocco comunitario di essere rimasto ostaggio di una conflittualità innescata da Washington e da Tel Aviv, con effetti destabilizzanti su famiglie e imprese del continente.
Secondo Hayer, Bruxelles non può limitarsi a subire gli shock energetici derivanti dalla crisi mediorientale, ma deve mobilitarsi con strategie concrete: acquisti comuni di energia fra gli Stati membri, potenziamento delle reti elettriche continentali e, soprattutto, una presenza europea nel Golfo Persico che contribuisca a ridimensionare l'escalation. "Gli Stati membri potrebbero fornire il loro apporto attraverso navi da guerra, capacità di intelligence e supporto logistico per diminuire le tensioni e rafforzare la sicurezza della navigazione commerciale", ha dichiarato la leader liberale.
La presidente di Renew ha affrontato anche il dossier iraniano, commentando criticamente le recenti nomine ai vertici del regime khomeinista. Pur esprimendo solidarietà al popolo iraniano, Hayer ha sottolineato come il cambio generazionale fra i vertici della Repubblica Islamica non modifichi sostanzialmente l'assetto autoritario del Paese. "Il ricorso alla forza militare per rovesciare i governi non è strada percorribile per instaurare democrazia", ha precisato, tracciando una linea che distingue il supporto ai movimenti di liberazione interni dalla ricerca di soluzioni imposte dall'esterno.
La posizione del gruppo liberale europeo si colloca in un contesto dove Bruxelles è chiamata a ricalibrare le proprie relazioni geopolitiche e a ridefinire il suo spazio di manovra fra le potenze globali, evitando di restare trascinata passivamente nelle dinamiche del conflitto mediorientale.