Sotto i rami di un antico albero nel quartiere Flaminio di Roma, Giorgio Poi racconta di un'esperienza che segna un nuovo capitolo della sua carriera musicale. Pochi giorni dopo aver calcato il palco della storica venue parigina La Cigale di fronte a una platea completamente esaurita da settimane, il cantautore torna a riflettere su cosa significhi esibirsi lontano dall'Italia. A differenza dei numerosi colleghi italiani che hanno conquistato le platee europee negli ultimi anni, Poi porta con sé un'esperienza consolidata di tournée internazionali, avendo suonato in molti festival ancora prima di lanciare la sua carriera solista nel 2017 con l'album "Fa niente".

La serata parigina è stata particolare sia per la location che per la composizione del pubblico. "Trovarsi di fronte a mille persone in uno spazio come la Cigale crea un'atmosfera unica", spiega Poi tra i tavoli della capitale. "Quella sala ha una geometria che ti mette il pubblico praticamente addosso. Li vedi nei dettagli, uno per uno". Sul palco ha avuto anche la compagnia dei Phoenix, la celebre band francese con cui ha collaborato più volte e instaurato un'amicizia duratura. Questo aspetto sottolinea come la scena musicale internazionale riconosca ormai il valore del progetto artistico del musicista italiano.

Pui ripensa all'evoluzione del fenomeno degli artisti italiani all'estero. "Generazioni fa, quando Paolo Conte si esibiva all'Olympia di Parigi era quasi straordinario: c'erano pochi italiani lì e chi andava a vederlo era soprattutto francese. Oggi il panorama è completamente diverso", osserva. "Artisti come Calcutta e Liberato hanno seguito lo stesso percorso, ma il pubblico che li segue è massicciamente italiano, sparso per le città europee. Nel mio caso a Parigi la metà della sala era transalpina e metà nostra". Una dinamica che racconta come l'Italia contemporanea esporti talenti ovunque, creando comunità diasporiche in grado di supportare i propri artisti.

Non mancano le sfide pratiche di una produzione internazionale. "Spostare un'intera struttura tecnica richiede tempi lunghi ai nostri specialisti e i costi lievitano considerevolmente", ammette il musicista. Nonostante gli ostacoli logistici, Poi guarda con ottimismo al proseguimento della sua avventura francese: "Mi piacerebbe tornare, anche in città diverse da Parigi. Stiamo lavorando per organizzarci in questa direzione". Intanto il suo calendario non conosce tregua: dopo l'esibizione milanese all'Alcatraz dell'8 marzo, seguiranno date a Torino il 10 e a Roma il 14, mentre il 20 marzo è atteso come ospite conclusivo del festival Internazionale Kids a Reggio Emilia.