Il conflitto in Iran sta mettendo a rischio la sicurezza alimentare europea. In soli due giorni, le quotazioni dell'urea sono salite del 19 per cento mentre il costo del gas nel Vecchio Continente è lievitato del 45 per cento, a causa del blocco dello Stretto di Hormuz. Questi rialzi improvvisi minacciano direttamente i raccolti europei, l'intera filiera agroalimentare e, di conseguenza, i prezzi sugli scaffali dei negozi.

A denunciare l'urgenza della situazione è Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi e della Sinistra europea, che da tempo sostiene la necessità di un cambio radicale nelle politiche agricole comunitarie. "Dal momento in cui ho preso posto in commissione Agricoltura chiedo un piano europeo serio che tolga gli agricoltori dalle catene delle vulnerabilità esterne: prezzi ballerini, input chimici, fertilizzanti – tutto questo li schiaccia come questioni globali fragili", ha sottolineato la parlamentare.

Se da un lato Guarda condanna fermamente le sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Khamenei, dall'altro critica anche i raid americani e israeliani, ritenendoli contrari al diritto internazionale e responsabili di aggravare la catastrofe umanitaria. "In questo modo i fertilizzanti diventano un'arma geopolitica", avverte l'eurodeputata.

Per affrontare la volatilità dei mercati nel breve termine, la Guarda propone interventi strutturali: ricorso a meccanismi pubblici di stabilizzazione e valutazione di sistemi di riserva strategiche. Tuttavia, secondo l'eurodeputata, non basta accumulare scorte chimiche: occorre una visione di lungo periodo che attacchi il problema alla radice.

"Nel medio e lungo termine dobbiamo investire massicciamente in ricerca per sviluppare alternative sostenibili prodotte internamente: ammoniaca da fonti rinnovabili, biostimolanti naturali e altre soluzioni green", spiega Guarda. La sua ricetta comprende anche un potenziamento dell'agricoltura biologica, dell'agroecologia per rigenerare i suoli e dei modelli colturali misti che riducono i costi fissi per i coltivatori. L'obiettivo finale è costruire un'autonomia agricola europea che spezzi definitivamente i legami di dipendenza dai mercati globali instabili.