L'Unione europea non lascerà senza risorse finanziarie l'Ucraina, neppure di fronte ai nuovi ostacoli politici frapposti dall'Ungheria. È questo il messaggio arrivato da Bruxelles al termine della riunione dell'Ecofin, il consiglio dei ministri dell'Economia e delle Finanze dell'Ue. A confermarlo è stato Valdis Dombrovskis, commissario europeo responsabile del portafoglio economico, che ha dichiarato categoricamente come Bruxelles troverà il modo di far arrivare gli aiuti a Kiev indipendentemente dagli ostacoli burocratici e diplomatici che dovesse incontrare.

L'Esecutivo comunitario ha già completato diversi passaggi del dossier ucraino, a partire dall'approvazione della normativa di supporto e dalle modifiche alla cosiddetta Ucraina Facility, lo strumento finanziario dedicato al sostegno del paese. Il lavoro è in corso anche con le autorità ucraine per ultimare ulteriori documenti necessari, inclusa la strategia complessiva di finanziamento e il memorandum d'intesa tra le parti. Secondo le informazioni fornite da Dombrovskis, l'unico vincolo ancora pendente riguarda le variazioni normative al quadro finanziario pluriennale europeo, il Multiannual Financial Framework, che consentirebbe alla Commissione di raccogliere i fondi sui mercati finanziari e trasmetterli successivamente all'Ucraina.

La tempistica rappresenta un elemento critico della questione. L'originaria tabella di marcia prevedeva di avviare le erogazioni già nel mese di aprile, una deadline che si sta progressivamente avvicinando dato che siamo già nella prima metà di marzo. Questa pressione temporale rende la situazione sempre più urgente e potrebbe spingere le istituzioni europee a trovare soluzioni creative per aggirare il veto magiaro.

Non è la prima volta che Budapest si oppone a decisioni dell'Ue riguardanti finanziamenti o sanzioni verso terzi paesi. Il commissario ha ricordato come in passato, nonostante le difficoltà iniziali, l'Unione sia riuscita a trovare compromessi e a superare i blocchi. Con questa esperienza alle spalle, Dombrovskis ha manifestato una cauta fiducia nel fatto che anche questa volta gli stati membri riusciranno a risolvere lo stallo, seppur forse richiedendo negoziati più articolati e tempi più dilatati di quelli inizialmente previsti.