Da quando Giorgia Meloni ha assunto la guida dell'esecutivo, i centri sociali sono diventati uno dei bersagli preferiti della coalizione di governo. Le chiusure si sono susseguite con rapidità: prima il celebre Leoncavallo milanese, poi l'Askatasuna torinese. Un'operazione che rappresenta una strategia deliberata per eliminare i luoghi dove tradizionalmente si organizzano forme di protesta e autorganizzazione politica dal basso.

Secondo Carlotta Cossutta, docente universitaria che segue da vicino il fenomeno, la dinamica è cristallina: "Il governo sta sistematicamente chiudendo gli spazi dove si sviluppano forme di autorganizzazione e contestazione politica". L'analista sottolinea come la strategia non si limiti alle sgomberi fisici, ma si articoli su un fronte più ampio: "Vengono vagliate costantemente nuove configurazioni penali e ogni forma di protesta finisce nel mirino della repressione".

Tuttavia, la questione dei centri sociali trascende i confini nazionali. Si tratta di un fenomeno che affonda le radici in una tradizione europea consolidata, con una storia che attraversa diversi Paesi del continente. Per documentare questa realtà poliedrica, la piattaforma televisiva Arte ha realizzato un video d'inchiesta che esamina il tema da molteplici prospettive europee.

Il progetto è stato portato avanti attraverso una partnership che coinvolge alcune delle principali testate giornalistiche europee: Balkan Insight, El País, Gazeta Wyborcza, Internazionale, Ir, Kathimerini, Le Soir e Sinopsis. L'iniziativa, coordinata da Arte e finanziata dall'Unione europea, ha reso il contenuto accessibile in dieci lingue differenti, riflettendo l'intento di creare una piattaforma multimediale davvero europea sulla questione.