L'Unione europea accelera sulla frontiera nucleare innovativa. La Commissione ha ufficialmente adottato una strategia dedicata ai piccoli reattori modulari, mettendo sul tavolo risorse consistenti per trasformare questa tecnologia da promessa a realtà industriale. Fino a 200 milioni di euro confluiranno dal Fondo per l'innovazione entro il 2028, provenienti dai proventi del sistema di scambio delle quote di emissione (Ets), con l'intento di rafforzare il programma InvestEu.

Il finanziamento coprirà diverse filiere nucleari del futuro: dai reattori ad acqua leggera ai reattori modulari avanzati, passando per i microreattori fino ai progetti sulla fusione nucleare. La visione di Bruxelles è ambiziosissima: dispiegare i primi piccoli reattori modulari (Smr) dal 2030 in avanti, creando così un'alternativa concreta ai grandi impianti tradizionali, soprattutto per le economie regionali e le aree meno densamente popolate.

Per raggiungere questo traguardo, la Commissione ha strutturato un piano articolato su nove pilastri strategici. Tra le mosse più significative spicca la creazione di una "coalizione dei volenterosi" che coinvolgerà tutti e ventisette Stati membri su questioni normative ed economiche. L'obiettivo è facilitare l'adozione di questi nuovi modelli tecnologici nei singoli territori, eliminando ostacoli burocratici e creando condizioni favorevoli per gli investitori.

Questo orientamento riflette la determinazione dell'Ue di diversificare il proprio portafoglio energetico nella lotta al cambiamento climatico. I piccoli reattori modulari rappresentano un compromesso tra la sicurezza dell'energia nucleare e la flessibilità di installazione, potendo operare in contesti dove i reattori convenzionali risulterebbero economicamente o logisticamente impraticabili. Con questa strategia, Bruxelles intende posizionare l'industria europea in prima linea nella corsa tecnologica globale al nucleare pulito.