La regione del Golfo Persico si conferma epicentro mondiale della desalinizzazione dell'acqua marina. I sei Paesi aderenti al Consiglio di Cooperazione del Golfo - Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrain e Oman - producono insieme più di quattro decimi dell'acqua dolce desalinizzata consumata sull'intero pianeta. Una cifra impressionante che riflette l'importanza vitale di questa tecnologia per una regione caratterizzata da scarsità idrica strutturale.

Secondo le analisi del Global Water Intelligence, organizzazione specializzata nel settore delle risorse idriche, l'Arabia Saudita occupa il primo posto nella graduatoria internazionale con una capacità produttiva di 22,9 milioni di metri cubi al giorno. Una quantità colossale che sottolinea come il regno sia diventato praticamente autsufficiente dal punto di vista dell'approvvigionamento idrico, grazie a decenni di investimenti massicci in infrastrutture di dissalazione.

La supremazia del Golfo emerge ancora più chiaramente osservando la distribuzione mondiale degli impianti: tre dei cinque continenti dispongono di meno infrastrutture di desalinizzazione di quante ne sia dotata questa sola regione mediorientale. Il 60% degli stabilimenti attualmente operativi per il trattamento dell'acqua salata è concentrato infatti nei Paesi del Golfo, una proporzione che rispecchia sia l'urgenza climatica sia la capacità finanziaria di questi Stati.

Gli Stati Uniti si piazzano al secondo posto della classifica mondiale, ma con una significativa distanza rispetto al leader saudita. Questa posizione riflette modelli geografici e climatici molto diversi: mentre il Golfo ha sviluppato la desalinizzazione come soluzione di sopravvivenza, altre regioni l'hanno adottata come strumento complementare di gestione idrica.