Gli attacchi iraniani e la guerra in Ucraina hanno acceso i riflettori sulla fragilità della difesa europea. A denunciare la situazione è il gruppo del Partito popolare europeo al Parlamento europeo, che in vista del voto di domani sulla rimozione degli ostacoli al mercato unico per rafforzare la difesa dell'Unione, lancia un appello deciso: l'Europa non può più temporeggiare e deve dotarsi immediatamente di sistemi robusti di difesa aerea e anti-droni condivisi tra i member state.
Secondo i popolari europei, guidati da Manfred Weber, il contesto di sicurezza continentale si è deteriorato a velocità preoccupante. Non si tratta più di minacce circoscritte a teatri geograficamente lontani: i missili e i droni hanno raggiunto le porte dell'Europa, come dimostrato dall'attacco iraniano contro una base militare a Cipro. Per questo motivo, proteggere le città, le infrastrutture strategiche e le forze armate dai sistemi aerei unmanned deve diventare una priorità assoluta delle politiche di sicurezza dell'Ue.
Il gruppo chiede una risposta coordinata su più fronti: innanzitutto una cooperazione significativamente più intensa tra gli stati membri, l'ampliamento degli appalti comuni per le tecnologie difensive e il lancio di iniziative trasversali destinate alla costruzione di scudi aerei e anti-missilistici innovativi. Riho Terras, eurodeputato estone del Ppe e negoziatore per i progetti di punta della difesa europea, sottolinea che "l'iniziativa Ue di difesa dai droni e l'Eastern Flank Watch sono oggi più indispensabili che mai".
Secondi Terras, l'accelerazione deve investire anche il settore della ricerca e dello sviluppo, creando connessioni virtuose tra innovazione e produzione industriale. Fondamentale, inoltre, approfondire la collaborazione con l'Ucraina anche attraverso la cosiddetta Drone Alliance, che rappresenta un'opportunità per trasferire conoscenze e competenze belliche direttamente al continente. L'Europa, conclude, non può permettersi di rallentare nei suoi cicli di innovazione difensiva se intende mantenere la propria sovranità strategica in uno scenario geopolitico sempre più instabile.