A meno di trenta giorni dal voto ungherese, il panorama politico si complica con accuse pesanti: Péter Magyar, principale figura dell'opposizione al governo di Viktor Orbán, sostiene che il partito al potere stia organizzando un'operazione coordinata di fake news e calunnie sfruttando i servizi di intelligence russi. L'operazione, secondo Magyar, seguirebbe uno schema già sperimentato con successo in Moldavia e vedrebbe come teatro principale i social network, con particolare attenzione a TikTok, dove raggiungerebbe milioni di utenti.

Secondo le informazioni in possesso del leader politico, il lancio dell'iniziativa dovrebbe avvenire giovedì. Magyar ha specificato che sono stati preparati quattordici filmati diffamatori creati tramite intelligenza artificiale, il cui bersaglio sarebbe un candidato parlamentare del partito Tisza e i suoi familiari. Per amplificare la portata di questi contenuti, verrebbero utilizzati profili social fantasma per distribuire il materiale, con investimenti che raggiungerebbero decine di milioni di fiorini ungheresi.

La denuncia è stata resa pubblica da Magyar direttamente attraverso i suoi canali social, dove ha lanciato un appello diretto al primo ministro Orbán. Magyar ha richiesto che il governo faccia cessare immediatamente quello che definisce una «frode elettorale premeditata» e ha invocato il ritiro delle presunte unità di intelligence russa dal territorio ungherese. La gravità delle accuse sottolinea le crescenti tensioni nello spazio politico ungherese a poche settimane dalla consultazione elettorale.

Magyar ha inoltre voluto chiarire le possibili conseguenze legali di tali azioni, affermando che dopo il dodici aprile – data presumibilmente legata al risultato elettorale – tutti i responsabili di questi presunti crimini saranno convenuti in tribunale e sottoposti a procedimenti giudiziari. Il messaggio rappresenta un chiaro avvertimento sia al governo che a eventuali operatori stranieri coinvolti nell'operazione.