La situazione della libertà di stampa nelle Americhe ha raggiunto livelli allarmanti. Secondo il sesto Indice Chapultepec, realizzato dalla Società interamericana della stampa in collaborazione con l'Università Cattolica Andrés Bello, il continente ha registrato un punteggio medio di 47,13 su 100: il risultato peggiore dalla nascita dell'indagine. Lo studio si basa sulla valutazione di quasi 200 esperti distribuiti in 23 nazioni diverse.
Il rapporto non lascia spazi all'ottimismo: in tutta la regione si osserva un "deterioramento significativo" delle condizioni di lavoro per i giornalisti, fenomeno che interessa sia i regimi dichiaratamente autoritari sia le democrazie tradizionalmente consolidate. La Repubblica Dominicana rimane l'unica eccezione positiva, con 82,17 punti e l'unica classificazione nella categoria "Con libertà di espressione garantita". A seguire Cile, Canada, Brasile, Uruguay e Giamaica, ma sempre con margini ristretti.
A sorprendere gli osservatori è il crollo degli Stati Uniti, che ha perso ben 22,65 punti precipitando all'undicesimo posto della graduatoria. Gli analisti collegano questo arretramento anche al clima ostile nei confronti dei media durante la presidenza Trump. Nel frattempo, il baratro rimane occupato da Venezuela e Nicaragua, dove la libertà di stampa è praticamente inesistente con punteggi rispettivamente di 7,02 e 18,22. In Venezuela la pressione è particolare: dopo le elezioni del 2024 sono state chiuse oltre 400 stazioni radiofoniche e 25 giornalisti sono finiti in carcere.
Le minacce al giornalismo indipendente si moltiplicano: omicidi di cronisti, arresti senza giustificazione legale, processi politicizzati e strangolamento economico dei media costringono molti professionisti all'autocensura. El Salvador e Cuba completano il quadro dei contesti più difficili per chi esercita il mestiere di informare. Questo periodo rappresenta uno dei più difficili della storia recente per il giornalismo nella regione.