Mentre Cuba affonda nella più grave crisi energetica degli ultimi anni, le Nazioni Unite cercano una via diplomatica per portare soccorso alla popolazione. Francisco Pichón, coordinatore dell'Onu sull'isola, ha rivelato che sono in corso negoziati diretti con gli Stati Uniti per ottenere un'eccezione alle sanzioni economiche: l'obiettivo è consentire l'ingresso di carburante destinato esclusivamente alle missioni umanitarie e ai servizi essenziali rivolti alle persone più vulnerabili.
La situazione sull'isola è drammatica. Nella notte tra sabato e domenica, secondo i dati della compagnia elettrica nazionale diffusi dai media locali, circa il 60% della popolazione è rimasta al buio a causa di blackout diffusi. Un dato che rappresenta il collasso di un sistema energetico già fragile da mesi, costretto a razionamenti sempre più severi a causa della scarsità di combustibili e della capacità produttiva ridotta al minimo.
Pichón ha sottolineato come questa emergenza energetica stia paralizzando le stesse operazioni di emergenza dell'Onu. Senza accesso garantito a elettricità e carburante, le agenzie umanitarie vedono drasticamente ridotta la loro capacità operativa nel Paese. La scarsità di combustibile ha già limitato gli spostamenti sul territorio e complicato enormemente la logistica: il trasporto di aiuti dai porti e dagli aeroporti verso le varie province è diventato quasi impossibile, creando strozzature nella distribuzione dei beni essenziali.
L'Avana, da parte sua, ha reagito introducendo misure d'emergenza tra cui rigidissime restrizioni alla vendita di carburante a privati e aziende. L'Onu, nel frattempo, spinge per una soluzione che sblocchi almeno parzialmente questa situazione, temendo che un ulteriore deterioramento della crisi energetica possa trasformarsi in una catastrofe umanitaria su larga scala sull'isola caraibica.