Il governo messicano ha messo in campo una strategia difensiva per proteggere i consumatori dagli effetti economici delle tensioni geopolitiche globali. La presidente Claudia Sheinbaum ha garantito che il prezzo della benzina rimarrà stabile nel Paese, nonostante i rischi derivanti dall'escalation in Medio Oriente e dal conflitto che coinvolge l'Iran, fattori che tradizionalmente influenzano il costo del petrolio sui mercati internazionali.
Per mantenere questa promessa, l'amministrazione federale metterà in azione un meccanismo collaudato: le accise mobili, un sistema di tasse sul carburante che varia secondo le fluttuazioni del prezzo internazionale. Riducendo le imposte quando il costo della benzina tende a salire, lo Stato compensa gli aumenti e stabilizza il prezzo finale alla pompa. Questo strumento non è una novità per il Messico: era stato già utilizzato con efficacia dall'amministrazione precedente di Andrés Manuel López Obrador durante la volatilità petrolifera del 2022.
La presidente incontrerà nei prossimi giorni i responsabili del ministero delle Finanze per fare il punto sulla situazione energetica globale e valutare se sia necessario attivare immediatamente questo meccanismo di protezione. In parallelo, Sheinbaum ha anticipato la firma imminente di un nuovo accordo con le aziende distributrici di carburante operanti sul territorio nazionale, replicando l'intesa firmata lo scorso anno.
L'obiettivo dichiarato è garantire che la benzina normale rimanga a un prezzo massimo di 24 pesos al litro, circa 1,18 euro. Secondo la presidente, mantenere questo tetto rappresenterebbe di fatto un calo dei prezzi, considerato che non tiene conto dell'inflazione accumulata nel periodo. La strategia riflette l'impegno dell'esecutivo nel preservare il potere di acquisto dei cittadini messicani in un contesto economico internazionale incerto.