Una situazione imbarazzante per il presidente americano Donald Trump: perfino la Fox News, storicamente alleata della destra conservatrice statunitense, lo ha accusato di aver fornito informazioni false riguardo al bombardamento che ha colpito una scuola elementare a Minab, nel sud dell'Iran, durante i primi giorni di conflitto. L'attacco, che secondo le ricostruzioni sarebbe stato un errore durante un'operazione mirata a una base militare navale nelle vicinanze, ha causato la morte di 175 bambine e continua a rappresentare un problema di comunicazione che l'amministrazione americana fatica a contenere.
Nei giorni immediatamente successivi all'accaduto, tutti i funzionari interpellati sulla questione, dal segretario alla difesa Pete Hegseth in giù, avevano mantenuto lo stesso copione: erano in corso indagini per stabilire cosa fosse realmente accaduto. I media non hanno mollato la presa, continuando a sollecitare risposte. Quando è intervenuto personalmente Trump, il 8 marzo, affidandosi al consueto palcoscenico dell'aereo presidenziale davanti ai cronisti, ha tentato di chiudere il dibattito con una versione alternativa: sarebbero stati gli iraniani a distruggere la struttura, sostenne, e considerata l'affidabilità questionabile della tecnologia di Teheran, era plausibile che un loro missile fosse finito nel posto sbagliato.
Il ragionamento del presidente è crollato quando le immagini dei detriti del missile hanno rivelato l'inequivocabile signature di un'arma di produzione americana: un Tomahawk. Anziché ritirarsi, Trump ha raddoppiato la scommessa il giorno dopo durante una conferenza stampa, sostenendo che molti paesi del mondo posseggono Tomahawk e che quindi il ritrovamento non provava nulla di definitivo. Era il momento in cui la Fox ha deciso di intervenire pubblicamente.
Una giornalista dell'emittente ha sottoposto al presidente un dato che demolisce completamente la sua narrazione: i Tomahawk possono essere lanciati esclusivamente da navi da battaglia o da sottomarini, e solo tre nazioni al mondo dispongono di questa capacità: gli Stati Uniti, il Regno Unito e l'Australia. Londra e Canberra non partecipano a questo conflitto. La reporter ha concluso la sua osservazione con un'accusa esplicita: il presidente è consapevole che si è trattato di un errore americano e sta deliberatamente cercando di offuscare la verità.
L'intervento della Fox rappresenta un momento raro e significativo, dal momento che l'emittente raramente si posiziona in aperto contrasto con Trump. L'episodio rivela quanto sia diventato difficile per il presidente controllare la narrazione pubblica attorno a questa tragedia, nonostante il sostegno di media tradizionalmente favorevoli alla sua amministrazione. La dinamica mette in luce il conflitto tra il tentativo persistente di gestire la comunicazione e l'evidente realtà dei fatti documentali.