Panama ha preso posizione per difendere l'indipendenza della propria rotta marittima strategica, dopo che il presidente José Raúl Mulino ha sottoscritto un'intesa con Donald Trump per intensificare l'operazione militare congiunta contro il traffico di droga nel territorio panamense. La Cancelleria ha diffuso un comunicato ufficiale per smentire che questa collaborazione rappresenti una violazione dei vincoli internazionali che proteggono la neutralità del canale.
Secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri, l'accordo non comporta alcuna contraddizione con il Trattato di Neutralità sottoscritto in passato. La motivazione fornita è che le operazioni militari si concentrano esclusivamente sulla lotta alle organizzazioni criminali, spesso collegate al finanziamento del terrorismo su scala internazionale. Le autorità panamense hanno inoltre precisato che si tratta di un'intesa di carattere informale, priva di documentazione formale sottoscritta dalle parti.
Il comunicato ufficiale contiene un passaggio particolarmente significativo: il governo rimarca con fermezza che "il canale appartiene a Panama e continuerà a appartenergli", aggiungendo tuttavia che "non è possibile tollerare l'espansione del narcotraffico all'interno dei nostri confini". Questa affermazione rappresenta un tentativo di bilanciare le pressioni internazionali con la sovranità nazionale.
Le tensioni interne, tuttavia, non accennano a diminuire, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rilasciate da Trump durante il vertice. Il tycoon ha infatti pronunciato commenti che hanno riacceso il dibattito storico sulla gestione del canale, affermando: "Mi piace quel canale, José. Avete concluso l'affare migliore della storia. L'avete acquistato per un dollaro da uno dei nostri presidenti più intelligenti". Il riferimento è chiaramente rivolto a Jimmy Carter, scomparso da poco, l'artefice dei trattati che negli anni Settanta trasferirono il controllo della via interoceanica dalle mani americane a quelle panamense.
Le parole di Trump hanno riacceso i dubbi sull'effettiva portata dell'accordo e hanno alimentato il malcontento di una parte dell'opinione pubblica panamense, che teme possibili interferenze sulla sovranità nazionale. La questione rimane particolarmente delicata per un paese la cui identità politica è strettamente legata al controllo autonomo di una delle infrastrutture più importanti del commercio marittimo mondiale.