Domande senza risposta, momenti di stasi, il riaffiorare di desideri che non si realizzeranno mai. È da questi sentimenti che prende corpo la nuova interpretazione di 'Tre sorelle', il capolavoro teatrale di Anton Čechov che debutterà al Teatro Carignano di Torino il 17 marzo alle 19.30. La riscrittura e la regia sono di Liv Ferracchiati, artista associato del Teatro Stabile torinese, che ha deciso di dialogare con la tradizione mantenendo uno sguardo saldamente contemporaneo. Lo spettacolo, che rimarrà in cartellone fino al 29 marzo, successivamente partirà in tournée.

L'opera originaria, composta nel 1900, racconta le vicende di tre sorelle – Olga, Maša e Irina – intrappolate nella provincia russa di inizio secolo, mentre sognano il ritorno a Mosca e contemplano un futuro che sembra scivollergli costantemente tra le dita. In quella Russia attraversata da conflitti sociali e paralizzata da una sensazione di immobilità, Čechov aveva colto i tratti di un'intera epoca. Ferracchiati riconosce in quella stessa dinamica uno specchio perfetto dei nostri giorni: un'epoca in cui le promesse si disintegrano, il domani rimane opaco e la precarietà rappresenta l'unica certezza.

Al cuore della messinscena c'è una meditazione sul tempo stesso – un tempo che non più ordina il destino dei personaggi, ma semplicemente scorre consumando ogni speranza. L'immagine più emblematica arriva nel terzo atto, quando il dottor Čebutykin distrugge un orologio di porcellana con un gesto quasi automatico, privo di spiegazione razionale. Quel momento diviene il fulcro simbolico di tutta la visione: il cronometro della promessa si infrange, il tempo perde il suo significato.

In scena compaiono Francesco Aricò, Valentina Bartolo, Giovanni Battaglia, Giordana Faggiano, Rosario Lisma, Riccardo Martone, Antonio Mingarelli, Marco Quaglia, Livia Rossi e Irene Villa. La scenografia è curata da Giuseppe Stellato, i costumi da Gianluca Sbicca, l'illuminotecnica da Pasquale Mari e il progetto sonoro da Giacomo Agnifili. Una produzione che promette di rinnovare il dialogo con uno dei testi fondamentali del teatro moderno, portandolo a conversare direttamente con le ansie e i dubbi del pubblico contemporaneo.