Nel cuore di Milano, paradossalmente all'interno di uno studio di consulenza aziendale specializzato in strategie imprenditoriali, prende forma una riflessione artistica su una delle tendenze che più caratterizza la generazione contemporanea: il rifiuto consapevole dell'iperlavoro. L'artista cosentino Niccolò de Napoli, nato nel 1987, presenta la mostra intitolata I'm here, but not entirely yours, curata da PROGETTO LUDOVICO e allestita nello Studio Lombard DCA, uno spazio che dal 2017 alterna consulenza strategica a esposizioni culturali.
Il titolo dell'esposizione sintetizza efficacemente il concetto di quiet quitting: quella condizione per cui molti lavoratori rimangono fisicamente presenti ma emotivamente e mentalmente assenti, rifiutando la cultura della massima produttività in cambio di un equilibrio vitale più sostenibile. Il tema risuona particolarmente con la location scelta, trasformando uno studio di commercialisti in un laboratorio di pensiero critico attorno al significato del lavoro moderno e alla consapevolezza della propria presenza.
L'installazione inizia già all'ingresso con un neon di colore azzurro, una tonalità che evoca deliberatamente l'estetica del mondo corporate digitale, funzionando come un monito ambiguo che introduce il visitatore nel clima della mostra. Proseguendo verso l'interno, accanto a un grande kayak sottovuoto sospeso lungo le scale – simbolo del desiderio di sottrarsi agli spazi lavorativi per immergersi nella natura e nel tempo personale – un'installazione sonora ripropone ogni venti minuti una battuta del film Vieni avanti cretino del 1983 con Lino Banfi: "Your satisfaction is our best reward!". L'intervallo di venti minuti non è casuale, richiamando il ritmo delle micro-pause consigliate dalle moderne scienze psicologiche del lavoro.
Nei vari uffici dello studio sono posizionate teche in vetro switchable monocromatico, realizzate dalla società Vitrik, lo stesso materiale utilizzato negli spazi lavorativi contemporanei per garantire privacy durante le videoconferenze e gli incontri riservati. Questi elementi creano una tensione continua tra la volontà di partecipazione attiva e l'impulso al ritiro, trasformando le fratture identitarie generate dalla repulsione verso il lavoro intensivo in esperienza estetica concreta.
L'iniziativa rappresenta un importante momento di osservazione artistica di un fenomeno che sta ridisegnando il rapporto tra giovani e mercato del lavoro, spostando il focus dalla ricerca del successo professionale verso il perseguimento di una qualità della vita più equilibrata e meno stressante, anche a fronte di compensi inferiori rispetto alle aspettative precedenti.