Una rissa durante le celebrazioni del Mardi Gras a New Orleans ha segnato lo scorso 17 febbraio il destino giudiziario di Shia LaBeouf. L'attore quarantenne è stato fermato dalla polizia locale dopo una serie di episodi violenti nel cuore del quartiere francese. Secondo i resoconti ufficiali, era stato prima allontanato da un locale per comportamento molesto, ma poco dopo è rientrato per aggredire i presenti. Solo l'intervento di alcuni testimoni, che lo hanno immobilizzato, ha permesso l'arrivo degli agenti. Le autorità hanno successivamente emesso un ulteriore mandato per una terza aggressione connessa ai medesimi fatti.
Dopo l'arresto iniziale, LaBeouf è stato sorprendentemente liberato senza obbligo di cauzione, fatto inusuale considerando il periodo festivo. Tuttavia, la situazione è precipitata quando nel verbale sono stati inseriti insulti omofobi pronunciati durante il fermo. A quel punto il giudice ha imposto una cauzione di 105mila dollari. Durante l'udienza del 26 febbraio davanti al magistrato Simone Levine, l'attore ha presentato richiesta di viaggio verso Roma con un duplice scopo: motivi religiosi e il battesimo del padre. Il giudice ha però respinto la domanda, principalmente perché mancava un itinerario dettagliato del viaggio.
La situazione si è risolta una settimana dopo quando l'avvocato di LaBeouf, Sarah Chervinsky, ha depositato una nuova istanza al giudice Peter Hamilton di un'altra sezione del tribunale. Questa volta la documentazione era completa e includeva tutti i dettagli logistici necessari. Con il quadro amministrativo in ordine, il magistrato ha concesso l'autorizzazione per una permanenza in Italia dalla durata di una settimana, a partire dal primo marzo.
La concessione non rappresenta un fatto straordinario nel sistema giudiziario americano: gli imputati in libertà su cauzione ottengono frequentemente permessi di viaggio. Tuttavia, il caso di LaBeouf presenta particolarità rilevanti. L'attore, divenuto in anni recenti un cattolico praticante, ha basato la sua richiesta su fondamenti religiosi legittimi. La disponibilità del tribunale a rivedere la propria decisione iniziale suggerisce come la completezza della documentazione giuridica e la chiarezza dell'itinerario abbiano giocato un ruolo decisivo nella valutazione finale del magistrato.