Quando la cerimonia degli Oscar si conclude, inizia il vero spettacolo gastronomico. Nella Ray Dolby Ballroom, il salone superiore del teatro di Los Angeles, circa 1.500 personalità del cinema mondiale si riversano per assaporare il celeberrimo menu preparato da Wolfgang Puck, lo chef austriaco che da tre decenni firma i piatti della festa più glamour di Hollywood. Gli ospiti arrivano visibilmente affamati dopo quasi quattro ore di premiazioni, discorsi e il carico della sfilata sul tappeto rosso, oltre alle ore spese tra trucco e parrucco. A soddisfare questa fame d'élite serviranno 75 chef per i piatti salati, 45 pasticcieri e più di 300 tra camerieri e responsabili di sala.
Il menu vanta oltre settanta ricette diverse, alcune diventate oramai irrinunciabili nella tradizione oscariana. Tornano protagonisti la chicken pot pie, i raffinati cracker al salmone modellati come statuette, il sempreverde mac and cheese, pizze homemade e mini hamburger di Wagyu. Lo stesso Puck ha rivelato di aver tentato una volta di eliminare la pizza dal menu per proporre novità, ma il grido unanime degli ospiti – "Wolfgang, dov'è la pizza?" – lo ha ricondotto sulla giusta strada. Le cucine sfornano quantità impressionanti: circa 600 pizze, tremila agnolotti ai carciofi, duemila mini statuette di cioccolato. Gli ingredienti arrivano a numeri notevoli: 90 chili di costata invecchiata, 136 chili di salmone affumicato, 227 chili di funghi selvaggi e 181 chili di formaggi vari. Il lusso non manca: 14 chili di caviale Kaluga e quasi otto litri d'oro liquido a 24 carati per decorare i dessert con stencil a forma di premio.
Le novità di questa edizione includono una stazione ispirata agli izakaya giapponesi e un'area sushi dove cinque chef prepareranno live handroll, nigiri e riso croccante per gli ospiti. Per i dolci, accanto ai tradizionali mini Oscar arriva uno strudel di mele preparato secondo la ricetta della madre di Puck, oltre a una macchina per gelato specializzata che garantisce creme fresche per tutta la durata della festa. Lo chef non dimentica nemmeno le esigenze dietetiche particolari: Puck ricorda quando Joaquin Phoenix, reduce dalla vittoria per Joker, arrivò con l'intero entourage completamente vegano. "Lo portammo in cucina e gli servimmo i nostri piatti vegani – ha dichiarato lo chef – e alla fine mi disse che era il miglior ristorante vegano del mondo".
L'allestimento prevede lunghi tavoli e divanetti che permettono agli invitati totale libertà di movimento: buffet a volontà con scelta tra mangiare in piedi o seduti, e persino uno spazio dove i vincitori posano la statuetta per l'incisione del nome. Un dettaglio che sottolinea il carattere etico dell'operazione: tutto quello che avanza viene impacchettato e inviato a Skid Row, la zona di Los Angeles densamente abitata da persone senza dimora, dove un'organizzazione locale mette a disposizione tavoli e piatti per redistribuire il cibo.