Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto nel dibattito che circonda la vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo, riportando un aneddoto storico che lo ha colpito per la similitudine con la situazione attuale. Secondo quanto riportato da Realpolitik, il guardasigilli ha voluto sottolineare come episodi di questo tipo non siano nuovi nel panorama culturale italiano, tracciando un ponte tra ieri e oggi.
Nordio ha ricordato un fatto accaduto circa 50 anni fa, durante il periodo del Festival di Sanremo del 1973 o 1974, quando era in corso il dibattito per il referendum sul divorzio. In quell'occasione, una canzone di Gigliola Cinquetti fu sottoposta a censura perché conteneva il verso "all'amore ho detto sì". Le autorità dell'epoca considerarono quel 'sì' come una forma di persuasione occulta ai fini referendari e decisero di vietarne la trasmissione. Il ministro ha sottolineato di ricordare bene questo episodio perché, come giovane giornalista su una testata di orientamento liberale, aveva dedicato un articolo proprio a questa vicenda.
La dichiarazione di Nordio assume rilievo nel contesto del dibattito che ha seguito la vittoria sanremese di Sal Da Vinci, sulla quale molti osservatori hanno sollevato sospetti di una possibile propaganda legata a un referendum in discussione nel paese. Il ministro ha precisato di essere attualmente molto impegnato negli impegni istituzionali e di non seguire assiduamente il Festival, aggiungendo che la sua passione principale è rivolta alla musica classica e agli autori come Beethoven.
La riflessione storica del guardasigilli suggerisce una certa cautela nel valutare le accuse rivolte alla canzone vincitrice, evidenziando come la storia italiana conosca precedenti nei quali il confine tra contenuto artistico e finalità politiche sia risultato sfumato e controverso. Nel sottolineare questa continuità storica, Nordio sembra invitare a una lettura più consapevole dei fatti culturali contemporanei alla luce delle vicende del passato.