Liza Minnelli spegne oggi 80 candeline e lo fa da vera sopravvissuta di Hollywood: nata nel mito grazie ai genitori Judy Garland e al regista Vincente Minnelli, ha trasformato il peso di un'eredità ingombrante in una delle carriere più straordinarie del novecento. L'attrice e cantante americana celebra il traguardo con l'uscita mondiale del memoir "Io, Liza" (in uscita il 10 marzo anche per Rizzoli) e il riconoscimento alla carriera della Glaad, l'organizzazione che rappresenta la comunità Lgbtq+ e che da sempre l'ha eletta a propria icona indiscussa.
Crediuto letteralmente sui palcoscenici hollywoodiani, Minnelli ha incarnato lo spettacolo americano come pochi altri artisti. Gli occhi brillanti e la voce inconfondibile ereditati dalla madre l'hanno proiettata sul grande schermo già a tre anni, ma è stato il musical "Cabaret" di Bob Fosse nel 1973 a consacrarla star mondiale a soli ventisette anni, regalandole il primo Oscar. Quella che sarebbe diventata una delle artiste più versatili del suo tempo ha poi conquistato tutte le maggiori forme di intrattenimento: dal palcoscenico di Broadway al cinema, dalla televisione alla musica. Nel 1990 ha fatto storia diventando la più giovane a ottenere l'Egot, il prestigioso riconoscimento assegnato solo a chi vince Emmy, Grammy, Oscar e Tony.
Ma dietro i riflettori e gli applausi si cela una storia marcatamente segnata dalle difficoltà: quattro matrimoni, perdite in gravidanza, ricoveri per dipendenze da alcol e droga, problemi di salute cronici e l'ictus del 2024 che l'ha costretta sulla sedia a rotelle. Un percorso che include anche la drammatica caduta nel 2003 a Bologna, durante l'evento benefico Pavarotti and Friends, che la portò sotto i ferri dell'ospedale Rizzoli. Nel nuovo libro scritto con il pianista Michael Feinstein, suo amico da oltre quarant'anni, Minnelli affronta senza filtri questi capitoli dolorosi: la pressione di essere figlia di una leggenda, le conseguenze dei divorzi, l'isolamento che accompagna la fama e la personale battaglia contro le dipendenze, che riconduce apertamente all'eredità genetica della madre.
Ciò che emerge dalle 500 pagine dell'autobiografia non è tuttavia il racconto di una tragedia, bensì di una straordinaria capacità di resistenza. Minnelli ripercorre gli esordi a New York dal 1961, gli anni d'oro dello Studio 54, l'ascesa come interprete di musica classica, ma soprattutto insiste sulla sua filosofia di resilienza. "Se cado, torno subito a combattere. Non arrendetevi", il suo messaggio ai lettori. Una determinazione che le ha consentito di attraversare decenni di carriera senza perdere mai l'ironia né la passione creativa, trovando sempre, come ella stessa afferma, "un arcobaleno, se sai dove cercarlo".