Quarant'anni dopo aver vinto sei Oscar, Oliver Stone torna a riflettere sulla sua opera più iconoclasta. In un'intervista rilasciata a Variety, il regista veterano del Vietnam non nasconde la frustrazione per un dato storico che lo tormenta: le lezioni apprese dal conflitto del 1965-1973 sembrano completamente dimenticate. Stone, che prestò servizio militare tra il 1967 e il 1968, divenne il primo cineasta reduci dal Vietnam a portare sullo schermo una rappresentazione brutalmente onesta di quella guerra, trasformando la percezione collettiva americana del conflitto.

Platoon rappresentò una rottura con il cinema bellico americano dell'epoca. Realizzato con un budget modesto di soli 6 milioni di dollari nelle Filippine, il film incassò quasi 138 milioni nella sola America, piazzandosi al terzo posto dei film più redditizi del 1986. La pellicola, che seguiva la progressiva disilluzione di una giovane recluta interpretata da Charlie Sheen di fronte all'orrore del conflitto, si contrapponeva direttamente alla retorica bellicista di produzioni quali Rambo e Missing in Action con Chuck Norris. Stone ricorda come la sceneggiatura fosse stata rifiutata per un decennio dai grandi studios, convinti che rappresentasse una visione inaccettabile della guerra. Quando finalmente il film uscì, qualcosa era già cambiato nella consapevolezza nazionale, permettendogli di trovare il pubblico che meritava.

Nel discorso di accettazione dell'Oscar per la miglior regia, Stone lanciò un avvertimento che sperava potesse risuonare per generazioni: mai più una guerra come quella. Eppure, affermando con amarezza a Variety, tale messaggio sembra sia caduto nel vuoto. Secondo il regista, l'America non ha assimilato alcuna lezione dal Vietnam, continuando a incrementare i bilanci militari, a esercitare pressioni geopolitiche e a ricorrere alla forza armata come strumento di dominio. Stone non risparmia critiche all'invasione dell'Iraq del 2003, che definisce il disastro più grave dai tempi del Vietnam, e attacca direttamente l'amministrazione Bush come la peggiore della storia presidenziale americana.

Le preoccupazioni di Stone si estendono anche al presente politico. Nel corso dell'intervista, il regista accenna alle attuali dinamiche di potere, suggerendo paralleli inquietanti tra le strategie geopolitiche contemporanee e i meccanismi che condussero al fallimento vietnamita. L'ottantenne autore esprime anche una certa apprensione personale: il timore che le sue dichiarazioni antibelliche e le sue convinzioni pacifiste possano ancora oggi compromettere la sua carriera nel sistema hollywoodiano, nonostante il passare dei decenni e il riconoscimento internazionale del suo capolavoro.

Platoon rimane un documento storico di straordinaria potenza, grazie alla collaborazione di una cast all'epoca relativamente sconosciuta: accanto a Sheen figuravano Willem Dafoe, Forest Whitaker e un giovane Johnny Depp. Ma per Stone, il valore reale della pellicola non risiede nei premi vinti, bensì nel suo fallimento nel cambiare effettivamente la politica estera americana. Quattro decenni dopo, quella guerra che il regista denunciò come «un inferno» e «una causa persa» continua a servire da monito inascoltato.