Quali sono le reali possibilità di chi vuole fare musica, arte e ricerca culturale oggi? Questa è la domanda centrale di "The Dream Syndicate", il convegno internazionale che il MACRO – Museo d'Arte Contemporanea di Roma ospiterà il 13 e 14 marzo prossimi. Due giorni di discussioni, lezioni magistrali e dibattiti che cercheranno di fare luce sulle trasformazioni del lavoro creativo contemporaneo, analizzando come tecnologia, autonomia individuale e nuove forme di organizzazione collettiva stanno ridisegnando il panorama culturale italiano e globale. L'iniziativa è coordinata da Carlo Antonelli e Valerio Mannucci con lo scopo di creare uno spazio dove critica e riflessione possano affrontare le sfide attuali del settore.
Il convegno affonda le radici nella storia di Dissonanze, il festival fondamentale che Giorgio Mortari ha creato e diretto tra il 2000 e il 2010, trasformandolo in uno dei più importanti laboratori sperimentali della musica elettronica e della cultura digitale italiana. Con i suoi eventi itineranti tra edifici storici e zone industriali romane, Dissonanze ha anticipato molte delle tendenze che oggi caratterizzano il dialogo tra musica, arti visive e tecnologie. Il MACRO sta attualmente esponendo la ricostruzione di questa esperienza nella mostra "One Day You'll Understand. 25 anni da Dissonanze", visitabile fino al 22 marzo, che indaga l'eredità storica del progetto e il suo ruolo pionieristico.
Mentre la mostra guarda retrospettivamente al passato, il convegno "The Dream Syndicate" intende proseguire quel percorso di indagine critica puntando direttamente sui problemi del presente. Come spiega Antonelli ad Artribune, la riflessione parte da una provocatoria campagna pubblicitaria che Mortari realizzò nel 2007, nella quale anziani piangevano accompagnati dallo slogan "One day you'll understand". Quella domanda rimane ancora irrisolta: cosa dovremmo capire? Oggi, osserva il curatore, emergono finalmente in Italia assemblee e conversazioni tra lavoratori della cultura e della musica, segnali che qualcosa sta cambiando nella consapevolezza collettiva.
Il quadro che ne emerge è tuttavia estremamente complesso e pesante. Chi lavora nella creatività si ritrova schiacciato dal peso di una solitudine professionale quasi totale, costretto ad affidarsi esclusivamente alle proprie forze per sopravvivere economicamente e professionalmente. Di conseguenza, emerge una stanchezza diffusa, un senso di smarrimento e, soprattutto, un bisogno urgente di dialogo e condivisione con altri operatori. È esattamente quello che "The Dream Syndicate" si propone di facilitare: un momento in cui il lavoro culturale diviene finalmente oggetto di una vera e propria indagine collettiva, non più relegato alla dimensione individuale dell'isolamento creativo.