La stagione 2025-26 del Teatro dell'Opera di Roma si arricchisce di un nuovo capitolo dedicato alla danza: torna il Trittico, un progetto caro a Eleonora Abbagnato che porterà in scena tre creazioni coreografiche di assoluto rilievo. Tra il 17 e il 22 marzo, il palcoscenico del Costanzi ospiterà una rassegna che spazia dalla grande tradizione novecentesca alle sperimentazioni più audaci della contemporaneità, con il Corpo di Ballo della Fondazione capitolina nelle vesti di protagonista.

L'apertura della rassegna è affidata a Spring and Fall, il celebre balletto di John Neumeier creato nel 1991 per l'Hamburg Ballett su musiche di Antonín Dvořák. L'opera rappresenta un debutto storico: è la prima volta che Neumeier entra nel repertorio del Corpo di Ballo romano, a distanza di ben venticinque anni dall'ultima apparizione del coreografo statunitense al Costanzi. La partitura di Dvořák, diretta da Daniel Capps, accompagna una riflessione affascinante sui cicli naturali e umani, giocando sull'ambiguità concettuale tra primavera e autunno, caduta e riscatto. Nel balletto risuonano gli insegnamenti di Doris Humphrey, la leggendaria danzatrice americana che rivoluzionò il linguaggio del movimento nella prima metà del secolo scorso.

A proseguire il viaggio è Echoes from a Restless Soul, pezzo creato nel 2016 dalla Dresden Frankfurt Dance Company e ora riadattato da Jacopo Godani, il quale firma il suo esordio alla Fondazione capitolina. Si tratta di una composizione fortemente astratta dove la musica di Maurice Ravel assume un ruolo fondamentale nel dialogo con il movimento. Godani, nato a La Spezia e formatosi nel mitico Mudra di Maurice Béjart a Bruxelles, ha plasmato scene, costumi e illuminotecnica come estensione della propria visione artistica. La partitura di Ravel sarà eseguita dal vivo dal pianista Massimo Spada, donando immediatezza emotiva alla rappresentazione.

Chiude il trittico I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied, creazione risalente al 2017 per l'American Ballet Theatre di New York. Su musiche di Philip Glass, questo balletto rappresenta una dichiarazione d'intenti: il palcoscenico completamente nudo, senza quinte né sipario, costituisce una provocazione deliberata del coreografo francese, mirata a destabilizzare la percezione tradizionale del balletto, trasformandolo da arte del nascondimento in linguaggio di pura immediatezza. La colonna sonora di Glass è diffusa su base registrata.

L'eccellenza interpretativa è garantita dalla partecipazione delle étoiles Alessandra Amato e Susanna Salvi, dalle prime ballerine Federica Maine e Marianna Suriano, dai primi ballerini Simone Agrò, Claudio Cocino e Michele Satriano, completati dal corpo di ballo dell'istituzione romana. Il trittico consolida il ruolo del Teatro dell'Opera quale laboratorio vivente dove i grandi maestri della danza mondiale mettono alla prova il talento e la versatilità dei danzatori capitolini, tracciando un percorso ideale tra le eredità del Novecento e le sfide della contemporaneità.