Davide Monaldi è finito in copertina su Artribune Magazine 89 con le sue creature in ceramica: figure animali che oscillano tra il buffo e l'inquietante, create dalle mani dell'artista nato a San Benedetto del Tronto nel 1983. La sua storia con questo materiale inizia per caso circa due decenni fa, trasformandosi poi in una ricerca consapevole e affascinante che lo ha portato a esplorare gli estremi espressivi della ceramica mantenendone al contempo l'immediatezza artigianale.
La formazione di Monaldi ha rappresentato il punto di svolta decisivo. Durante gli anni alla RUFA di Roma, il confronto con il docente Davide Dormino in uno spazio ristretto ha generato un dialogo formativo intenso che ha orientato il suo percorso verso la tridimensionalità. Arrivando dal disegno e dalla grafica, dove operava in una dimensione illustrativa, l'artista ha sentito progressivamente il bisogno di passare a qualcosa di più tangibile e diretto. La ceramica si è rivelata la risposta perfetta: un materiale che consente la modellazione immediata senza i numerosi passaggi tecnici richiesti da altre tecniche.
La carriera di Monaldi si configura come parte di un movimento più ampio che ha caratterizzato l'arte contemporanea italiana dal 2008 in poi. In quel periodo, quando pochi colleghi della sua generazione lavoravano con la ceramica—ancora considerata prevalentemente un mezzo decorativo—quella marginalità ha rappresentato un vantaggio creativo. Tra i riferimenti internazionali che lo hanno guidato figura l'artista Klara Kristalova, mentre della tradizione novecentesca italiana, pur riconoscendone il valore, non ha mai rivendicato un legame diretto con maestri come Lucio Fontana o Leoncillo.
Oggi Monaldi interpreta il ritorno contemporaneo alla ceramica come una reazione consapevole all'ipertecnologizzazione della società moderna. In un'epoca dominata da dispositivi, schermi e software, la ricerca verso un materiale che richiede il contatto manuale e il lavoro fisico rappresenta una forma di resistenza culturale. La sua ultima mostra presso la Galleria Ncontemporary di Milano ha testimoniato un'evoluzione progressiva verso installazioni più complesse, dove la pratica scultorea tradizionale si dilata in configurazioni spaziali nuove. In questo percorso, la ceramica rimane per Monaldi non semplicemente un mezzo, ma una compagna fedele con cui mantiene un rapporto fatto di lealtà e allo stesso tempo di consapevole provocazione artistica.