Firenze si prepara ad accogliere una mostra straordinaria dedicata a uno dei giganti dell'arte astratta contemporanea: Mark Rothko. Da metà marzo fino a fine agosto, Palazzo Strozzi ospiterà una raccolta di oltre settanta capolavori provenienti da collezioni private e importanti istituzioni museali internazionali, molti dei quali non avevano mai messo piede in Italia prima d'ora. Un'occasione rara per scoprire l'evoluzione artistica di questo maestro americano e, soprattutto, il profondo legame che lo legava al patrimonio artistico rinascimentale toscano.

L'esposizione è stata concepita appositamente per la città dell'Arno e si dispiega in tre sedi strategiche. Il nucleo principale occuperà gli spazi di Palazzo Strozzi, mentre due nuclei tematici minori saranno allestiti in luoghi che hanno segnato il percorso creativo dello stesso Rothko durante la sua visita a Firenze nel 1950, quando giunse in compagnia della moglie Mell. In quegli anni, l'artista rimase profondamente colpito dalle visioni spirituali di Beato Angelico conservate al Museo di San Marco e dalla straordinaria architettura del Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, capolavoro michelangiolesco. Proprio in questi due spazi suggestivi troveranno posto ulteriori opere rothkiane in dialogo costante con le opere che lo affascinarono.

Al Museo di San Marco il visitatore potrà ammirare cinque tele di Rothko posizionate deliberatamente a fronte dei cinque affreschi realizzati nelle celle dal pittore domenicano, creando un ponte visivo tra l'interiorità mistica medievale e la spiritualità astratta moderna. Nel Vestibolo mediceo, invece, due lavori dell'artista americano si confronteranno con lo spazio architettonico disegnato da Michelangelo, stabilendo un dialogo affascinante tra composizione cromatica e proporzioni geometriche.

Il percorso espositivo principale a Palazzo Strozzi racconta la trasformazione stilistica completa del maestro newyorchese attraverso una sequenza cronologica. Nelle sale dedicate agli anni Trenta e Quaranta vengono esposte opere ancora figurative, ancora in conversazione con i linguaggi dell'Espressionismo e del Surrealismo europeo. Procedendo nella visita, il pubblico assiste gradualmente al passaggio verso l'astrazione che contraddistingue la fase matura del pittore, quella che lo rese celebre: gli anni Cinquanta e Sessanta vedono infatti l'affermazione della sua tecnica inconfondibile basata su grandi superfici monocromatiche, campiture sconfinate di colore che catturano l'occhio e l'emozione dello spettatore, trasmettendo quella sensazione di vastità e profondità spirituale che caratterizza il suo genio.

Tra le stelle della mostra figurano opere di straordinaria importanza come "No.3 / No.13" del 1949, proveniente dal Museum of Modern Art di New York, e "Untitled" risalente al 1952-1953, custodita dal Guggenheim Museum di Bilbao. Due capolavori che rappresentano appieno la rivoluzione estetica portata da Rothko nel linguaggio dell'arte contemporanea, la sua capacità di trasformare il colore in emozione pura.