La notte degli Oscar, trasmessa in diretta dalla Rai direttamente dal Dolby Theater di Los Angeles, si preannuncia ancora una volta come lo scenario di brucianti esclusioni. Nel linguaggio hollywoodiano, uno "snub" rappresenta ben più di una semplice mancata nomination: è il termometro di una spaccatura tra ciò che l'industria cinematografica ritiene meritevole e le convizioni di pubblico, critici e colleghi. Quest'anno il fenomeno sembra particolarmente accentuato, con una lista di nomi illustri rimasti fuori dai giochi che alimenta il dibattito sulla coerenza delle scelte dell'Academy.
Tra le sorprese più deludenti figura l'esclusione totale di "Wicked - Parte 2", il capitolo finale della saga con Cynthia Erivo e Ariana Grande nei ruoli delle due streghe. Una decisione che lascia perplessi considerando come il primo film aveva dominato la scorsa edizione vincendo nelle categorie tecniche, costumi e scenografia. Sul fronte delle attrici, le bocche asciutte sono particolarmente numerose: Julia Roberts, candidata in tanti altri Oscar ma stavolta lasciata fuori per il suo ruolo in "After the Hunt", condivide l'amara sorte con Jennifer Lawrence, acclamata per "Die My Love" e premiata ai Golden Globe, e con Jodie Foster, leggenda vivente del grande schermo dai tempi di "Taxi Driver", che con "A Private Life" era considerata favorita. Neppure i nomi emergenti se la sono cavata meglio: la 25enne Chase Infiniti e il 21enne Miles Caton, rivelazione di "Sinners", non hanno conquistato una candidatura, benché la colonna sonora del secondo film abbia ottenuto il riconoscimento.
Neanche gli attori maschi si sono salvati da questa moria di esclusioni. Paul Mescal di "Hamnet" era considerato un serio candidato, così come Jesse Plemons, il comprimario eccezionale di Emma Stone, nominata ben sette volte, nella dark-fantasy "Bugonia" diretta da Yorgos Lanthimos. George Clooney e Adam Sandler, che avevano creato intensa chimica sul set del film di Noah Baumbach, sono rimasti fuori dalla corsa. A sorprendere ancora più gli addetti ai lavori è l'esclusione di Daniel Day-Lewis, il tre volte premio Oscar che era tornato sul set per il suo nuovo film "Anemone", debutto alla regia del figlio Ronan: le aspettative di una candidatura erano elevate.
La frattura non riguarda solo gli attori. Nel panorama internazionale, Park Chan-wook, il regista sudcoreano tra i più influenti degli ultimi due decenni con il film "No Other Choice - Non c'è Altra Scelta", rimane tuttora privo di una singola nomination nella sua carriera. Simile la situazione di Jafar Panahi, il cineasta iraniano vincitore della Palma d'Oro, anch'egli escluso dalle considerazioni di quest'anno. Questi snub mettono in evidenza come le decisioni dell'Academy continuino a generare una discussione collettiva sulla rappresentatività delle scelte dell'industria rispetto al valore artistico riconosciuto a livello mondiale.