Il Consiglio regionale del Piemonte trasforma i suoi spazi in un tributo alla lotta alla criminalità organizzata. Fino al 31 marzo, l'atrio di Palazzo Lascaris ospita la mostra itinerante che ripercorre la vita e l'operato di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati palermitani assassinati dalla mafia nel 1992 e divenuti simboli universali della resistenza alle organizzazioni criminali. L'iniziativa, curata dai giornalisti ANSA Franco Nuccio e Francesco Nicastro in partnership con la Fondazione Falcone, è stata accolta nel capoluogo piemontese perché proprio qui si terrà la solenne commemorazione nazionale delle vittime di mafia nella Giornata del 21 marzo.

L'allestimento propone pannelli in italiano e inglese che raccontano, attraverso fotografie d'archivio, dichiarazioni e testimonianze, l'impegno professionale e umano dei due magistrati. I materiali provengono dall'archivio fotografico ANSA e offrono uno sguardo profondo sulla loro dedizione alla giustizia. La mostra viaggia da anni per l'Italia e l'estero grazie al sostegno del Movimento Forense, rappresentando un progetto di memoria e consapevolezza civile che non si arresta.

All'inaugurazione hanno preso la parola i massimi vertici dell'istituzione piemontese. Davide Nicco, presidente del Consiglio regionale, ha sottolineato che l'eredità di Falcone e Borsellino non deve limitarsi al ricordo: "Raccogliere il loro insegnamento sulla cultura della legalità rimane un dovere prioritario per le generazioni presenti". Il vicepresidente Domenico Ravetti ha aggiunto che le istituzioni devono saper proseguire il cammino iniziato dai magistrati, trasformandone l'impegno in riscatto collettivo.

Domenico Rossi, a capo della commissione regionale per la Legalità, ha però lanciato un monito critico: sebbene la memoria dei caduti sia importante, la società fatica ancora ad ascoltare le vittime vive della mafia. Per Rossi, non basta reprimere i criminali: serve una trasformazione culturale che tolga spazio al radicamento mafioso nel tessuto sociale. Gianna Gancia della Lega ha ricordato anche Francesca Morvillo, moglie e collega magistrata di Falcone, spesso dimenticata dai riflettori. Pasquale Coluccio del M5s ha poi sollevato la questione pratica dei beni confiscati alle organizzazioni criminali, evidenziando le difficoltà amministrative nel redistribuirli al territorio e alla comunità.

La mostra rappresenta un momento di riflessione che va oltre la celebrazione formale: è un invito rivolto alle istituzioni e ai cittadini a mantenere viva la consapevolezza che la lotta alla mafia non è una battaglia conclusa, ma una responsabilità permanente. L'esposizione rimarrà visitabile gratuitamente fino alla fine di marzo, offrendo a torinesi e visitatori l'opportunità di confrontarsi con una delle pagine più significative della storia italiana contemporanea.