Cento anni esatti separano il 1926, quando lo scultore americano Alexander Calder sbarcò a Parigi con le sue idee rivoluzionarie, dal presente. La Fondation Louis Vuitton ha deciso di celebrare questo anniversario con una retrospettiva straordinaria dedicata all'artista che trasformò il linguaggio della scultura moderna. La mostra, che aprirà i battenti nella prossima primavera e rimarrà visitabile per tutta l'estate, rappresenta un'occasione rara per ripercorrere mezzo secolo di creatività senza confini attraverso circa trecento opere selezionate.
Calder arrivò a Parigi da giovane visionario di vent'anni, stabilendosi a Montparnasse, il cuore pulsante della ricerca artistica internazionale del periodo. In quel quartiere leggendario frequentava una comunità straordinaria composta da Fernand Léger, Jean Hélion, Le Corbusier, Jean Arp, Joan Miró e Piet Mondrian. Fu proprio una visita allo studio del maestro dell'astrazione geometrica, Mondrian, nel 1930, a segnare il passaggio verso forme sempre più astratte nella pratica dell'artista americano. L'anno successivo, Marcel Duchamp ebbe l'intuizione linguistica di definire "mobile" queste composizioni cinetiche che danzavano nello spazio, inizialmente con meccanismi e poi grazie al movimento naturale dell'aria. Il critico Jean-Paul Sartre, nel 1946, definì queste creazioni come opere che traevano "la loro vitalità dalla vita indistinta dell'atmosfera". Al termine "mobile" rispose il termine "stabile", proposto da Arp per le nuove sculture della decade successiva.
La carriera di Calder oscillò tra il continente americano e quello europeo. Tornato negli Stati Uniti, mantenne comunque un legame indissolubile con la Francia e l'Europa intera. Nel 1937 partecipò al Padiglione della Repubblica Spagnola con la collaborazione di Miró e Picasso, un evento che segnò profondamente il percorso dell'artista. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, risiedette stabilmente in Francia, aprendo uno studio a Saché nella Valle della Loira nel 1953, dove continuerà a lavorare fino alla sua scomparsa a New York nel 1976.
La mostra parigina rappresenta quindi un omaggio doppio: ai cento anni dall'arrivo che cambiò il corso della sua vita e, allo stesso tempo, ai cinquant'anni dalla morte. All'interno degli spazi dell'iconico edificio firmato da Frank Gehry, i celebri mobile dell'artista americheranno letteralmente, galleggiando all'interno di un'architettura che sembra appositamente pensata per dialogare con queste creazioni sospese. Un incontro tra la visione visionaria di Calder e quella di uno dei più grandi architetti contemporanei, che promette di essere un'esperienza immersiva straordinaria per gli amanti dell'arte moderna.