Gli Oscar di quest'anno si tingono di grigio mentre Hollywood torna a confrontarsi con la gravità degli eventi che scuotono il pianeta. Sul red carpet del Dolby Theatre passeranno personalità di spicco come il regista iraniano dissidente Jafar Panahi e i documentaristi Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, rispettivamente protagonisti di "Un Semplice Incidente" e "Scalfire la Roccia". Tuttavia, il loro arrivo non può mascherare un'assenza che pesa: quella di Sara Shahverdi, la levatrice in motocicletta al centro del documentario candidato, impossibilitata a raggiungere gli Stati Uniti per motivi legati ai visti.

Ancor più simbolica risulta l'assenza dell'attore palestinese Motaz Malhees, volto principale di "La Voce di Hind Rajab", film in corsa per il Miglior Film straniero. L'artista ha denunciato pubblicamente il blocco del suo ingresso negli Usa a causa della sua nazionalità palestinese, dichiarando che il provvedimento gli causa dolore ma non fermerà la diffusione della loro storia. Queste esclusioni richiamano il crescente contrasto tra la natura festiva della cerimonia e il contesto internazionale segnato dai raid tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, oltre a episodi di violenza negli atenei americani e attacchi contro comunità religiose. È la prima volta in oltre due decenni che la notte degli Oscar si svolge in una simile atmosfera di tensione geopolitica, ricordando solamente il 2003, quando la cerimonia si tenne tre giorni dopo l'invasione dell'Iraq.

Conano O'Brien, scelto per condurre lo show trasmesso su Abc e in Italia su Rai, si trova di fronte a una sfida delicata: mantenere l'intrattenimento leggero pur riconoscendo le realtà che circondano il momento. In conferenza stampa ha sottolineato come stia lavorando per trovare questo equilibrio, ricordando come i suoi predecessori, tra cui Johnny Carson durante la crisi degli ostaggi iraniani degli anni Ottanta, affrontarono sfide simili. "Cerco sempre di muovermi su una linea sottile tra divertire il pubblico e riconoscere le realtà che ci circondano", ha dichiarato il conduttore.

La sicurezza rappresenta però la vera prioritaria della serata. Le autorità locali e federali, in coordinamento con la Joint Terrorism Task Force, stanno predisponendo un perimetro di protezione che si estende per oltre un chilometro attorno alla sede della cerimonia. Il Dipartimento di Polizia di Los Angeles ha schierato unità Swat specializzate, squadre antibomba e tiratori scelti, mentre viene costantemente monitorato il web alla ricerca di potenziali minacce. Sebbene finora non siano emersi rischi concreti contro l'evento, il capitano Mike Bland ha confermato che le misure attuali superano significativamente quelle degli anni precedenti, grazie anche a una nuova unità specializzata nella gestione di grandi eventi creata negli ultimi anni dal dipartimento. Sono state inoltre programmate manifestazioni di protesta sia contrarie che favorevoli ai raid internazionali, aggiungendo ulteriore complessità alla gestione della giornata.