La comunità artistica fiorentina piange la scomparsa di Carlo Frittelli, figura emblematica della scena culturale toscana dalla seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri. Il gallerista, nato nel 1935, ha lasciato un segno indelebile nel panorama dell'arte contemporanea, portando Firenze a diventare un polo di riferimento riconosciuto ben oltre i confini nazionali. A testimonianza dell'importanza del suo operato, la sindaca Sara Funaro ha evidenziato come Frittelli sia riuscito a convertire una genuina devozione per l'arte in un vero e proprio progetto culturale, facendo della sua galleria una destinazione obbligata per collezionisti, critici e appassionati di tutto il mondo.
Prima ancora di diventare gallerista di fama, Frittelli era un collezionista appassionato le cui radici affondavano profondamente nel terreno artistico. Discendente dal pittore toscano Raffaello Sorbi e figlio di un operaio, ha ricevuto un'educazione artistica che lo ha portato a frequentare l'Accademia e a perseguire personalmente la carriera di pittore. Negli anni Sessanta aveva già iniziato ad esporre i propri lavori presso la galleria Numero, diretta da Fiamma Vigo, dove entrò in contatto con i principali maestri astrattisti fiorentini, coltivando in particolare una duratura amicizia con l'artista Vinicio Berti. È stato proprio grazie a queste esperienze formative che Frittelli ha potuto sviluppare quella sensibilità critica che avrebbe caratterizzato successivamente la sua attività di gallerista.
Uno dei momenti cruciali della sua carriera è stato il 2006, quando ha deciso di ampliare significativamente i propri orizzonti inaugurando una nuova e prestigiosa sede nella zona di Novoli. Questo spazio, rinato alla gestione del figlio Simone, è diventato nel corso degli anni il fulcro della sua operazione culturale, ospitando mostre che hanno contribuito a definire le linee dell'arte contemporanea italiana e internazionale. La galleria rappresentava il suo visione del ruolo che l'arte dovrebbe rivestire nella società: non un esercizio elitario, ma uno strumento di ricerca e consapevolezza culturale accessibile a un pubblico ampio e consapevole.