La tradizionale rassegna settimanale di Multischermo non smette di fotografare i paradossi della televisione contemporanea. Questa volta l'analisi del critico Antonio Dipollina si concentra sul dilemma perpetuo che caratterizza il piccolo schermo: lo spettatore si ritrova costretto a scegliere tra protestare per il ritorno di programmi ormai dimenticati da decenni oppure manifestare apprensione per le nuove proposte che gli autori decidono di lanciare. Una condizione che Dipollina descrive con una punta di amara ironia come una "vitaccia" televisiva.
Tra i temi affrontati emerge in particolare la difficoltà di seguire le vicende della Casa nel bosco attraverso i servizi dedicati. La situazione si complica ulteriormente quando i giornalisti inviati in televisione assumono apertamente posizioni di parte, trasformando quello che dovrebbe essere un racconto neutro in un vero e proprio calvario per gli spettatori. Parallelamente, il palinsesto continua a proporre contenuti legati a giudici e sistemi di giustizia, una scelta che in questo particolare momento storico genera una certa cautela nel pubblico.
Non mancano i momenti di leggerezza nella rassegna. Spicca la performance comica dei Comedians, duo di artisti afroitaliani che si distingue per qualità e originalità. Uno dei loro numeri più apprezzati della settimana racconta con ironia le esperienze di infanzia in ambienti dove la diversità rappresentava l'eccezione, smontando stereotipi sociali attraverso l'humour. La gag in questione gioca sulle differenze percepite all'interno di gruppi di bambini, suggerendo come certi pregiudizi siano assurdi quando rapportati ad altre minoranze.
La rassegna tocca anche i momenti più surreali della programmazione seriale pomeridiana. Un episodio della soap opera Tempesta d'amore su Rete 4 offre una sequenza particolarmente bizzarra: una protagonista colpita da sonnambulismo scambia un personaggio maschile per una pianta e procede a gettargli addosso della terra. Dettagli come questi incarnano la capacità dei generi melodrammatici di raggiungere livelli di assurdità involontaria che alimentano costantemente il dibattito sul piccolo schermo italiano.