Una delle fabbriche più significative della storia industriale torinese sta per rivivere. L'ex Manifattura Tabasso di Chieri, nel capoluogo piemontese, abbandonata da trent'anni, diventerà un vivace centro dedicato alla cultura e alla socialità. La struttura, che una volta occupava ben 1.500 dipendenti e rappresenta la memoria collettiva del territorio, tornerà a brillare entro il 2028 grazie a un ambizioso piano di rigenerazione urbana cofinanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal municipio locale.

Il complesso industriale si estende su 30mila metri quadrati lungo via Vittorio Emanuele, nei pressi delle antiche mura cittadine. La sua storia affonda le radici nel Cinquecento, ma la configurazione attuale risale ai primi del Novecento, quando il primo capannone fu edificato tra il 1884 e il 1910. Nel secondo dopoguerra l'impianto subì una trasformazione radicale, con l'aggiunta di blocchi in cemento armato e coperture a shed caratteristiche dell'edilizia industriale del periodo. La crisi dell'industria tessile negli anni Novanta portò alla chiusura definitiva. Il Comune acquistò il sito nel 1999, affidando all'architetto Gianfranco Franchini la ristrutturazione di alcuni edifici per ospitare la biblioteca civica e l'archivio storico. Le associazioni di ex lavoratori hanno mantenuto viva la memoria della fabbrica attraverso visite guidate e progetti didattici.

Ora il progetto subisce un'accelerazione decisiva. L'architetto Carlo Italo Zanotti ha elaborato il documento preliminare che fissa gli obiettivi, le strategie progettuali e la sostenibilità economica dell'intervento. L'appalto integrato è stato assegnato all'impresa ARCAS, che ha coinvolto lo Studio Battista per sviluppare la progettazione definitiva. L'intento dichiarato è creare uno spazio "più accessibile, inclusivo e innovativo", eliminando quella barriera fisica e simbolica che aveva separato la fabbrica dal tessuto urbano circostante e dal centro storico di Chieri.

Il recupero della Manifattura Tabasso rappresenta un tentativo concreto di valorizzare l'archeologia industriale della regione, trasformando un luogo di degradation in un punto di riferimento culturale e sociale. La struttura ospiterà un museo, probabilmente dedicato alla memoria del lavoro tessile, e fungerà da hub per attività collettive. Un esempio di come le città italiane stanno reinterpretando il proprio passato industriale, trasformandolo in risorsa per il presente e il futuro delle comunità locali.