Quella tra Italo Svevo ed Eugenio Montale non fu una relazione accademica e formale come ci si potrebbe aspettare da due giganti della letteratura italiana. Al contrario, il filo conduttore che legò il romanziere triestino al poeta genovese fu soprattutto l'ironia, quella raffinata e pungente che contraddistingue gli intellettuali del calibro di entrambi. A rivelarlo è un nuovo opuscolo del Museo Let's di Trieste, che documenta questo affascinante scambio epistolare attraverso testi critici e una graphic novel.
Tutto ebbe inizio quasi per caso, alla fine di febbraio del 1926 a Milano. Svevo riconobbe Montale grazie a un ritratto pubblicato su una rivista, mentre il giovane poeta identificò lo scrittore scoprendo che era collegato al settore dei diluenti chimici, l'industria nella quale Svevo stesso operava. Da quel momento, come Montale avrebbe scritto in seguito, «un sentore di trementina restò sempre nei nostri rapporti»: una frase che diventa il leitmotiv di tutta la loro amicizia letteraria, caratterizzata da battute piene di autoconsapevolezza e humor.
La corrispondenza che seguì rivela davvero il carattere dei due personaggi. Quando Svevo ricevette una copia di «Ossi di seppia», il capolavoro poetico di Montale, confessò candidamente di non amare la poesia e lo esortò addirittura a passare alla prosa: «Attendo ansiosamente che dai versi Ella passi al modo più ragionevole di esprimersi», scrisse senza mezzi termini. Montale, tutt'altro che offeso, rispose con prontezza ironica: «Non si preoccupi di leggere i miei Ossi, che son anche di difficile digestione» e aggiunse con una punta di sarcasmo che dovrebbe leggere meno per preservare «il migliore romanziere» d'Italia. Profetica osservazione quella di Svevo, considerato che Montale avrebbe vinto il Premio Nobel per la letteratura anni dopo.
Il carteggio intenso durò tre anni, fino alla morte di Svevo nel 1928, e i due si incontrarono più volte di persona. L'ultimo incontro avvenne a Firenze nel 1928, quando Svevo fu accolto dal poeta, dalla sua futura moglie Drusilla Tanzi Marangoni e da altri scrittori, con tanto di cartello sulla porta che recitava «Svevo's Club». La loro amicizia rappresenta uno spaccato affascinante della letteratura italiana del Novecento, dove anche i geni convivevano con l'ironia e l'autoironia.
L'opuscolo, realizzato con la cura del Comune di Trieste, raccoglie i testi espositivi redatti da Riccardo Cepach, responsabile del museo, e la graphic novel disegnata da Max Calò. Le illustrazioni erano già state pubblicate dal quotidiano «Il Piccolo» ed è stata loro attribuita come titolo proprio quella celebre formula di Montale: «Non si preoccupi di rodere i miei ossi», che sintetizza perfettamente lo spirito che caratterizzò questa singolare e letteraria amicizia.