Ursula von der Leyen ha comunicato ai vertici europei l'intenzione di rendere più elastiche le normative sugli aiuti di Stato, consentendo ai governi nazionali di intervenire con maggiore tempestività per proteggere le imprese dal rincaro dei costi energetici. In una lettera indirizzata ai leader degli Stati membri in vista del Consiglio europeo di metà marzo, la numero uno di Bruxelles ha sottolineato come il quadro vigente già permetta misure immediate, ma la Commissione intende rafforzare ulteriormente questi strumenti per una reazione ancora più rapida nei settori più colpiti.
Per affrontare la crisi energetica, von der Leyen punta anche sulla leva fiscale. Ha evidenziato che esiste un ampio margine normativo per ridimensionare la tassazione sull'elettricità, abolire determinati prelievi dalle bollette e creare un sistema tributario che favorisca l'energia rispetto ai combustibili fossili. Un dato impressionante emerge dalla missiva: in numerosi Stati membri, l'elettricità è sottoposta a un carico tributario fino a quindici volte superiore rispetto al gas naturale. Questa disparità crea un ostacolo significativo per le industrie ad alta intensità energetica, in particolare quelle impegnate nella transizione verso l'elettrificazione e il processo di decarbonizzazione.
La Commissione inoltre accelera i lavori sulla revisione del sistema Ets (lo schema europeo di scambio di quote di emissione), puntando a definire una tabella di marcia per la riduzione delle emissioni oltre il 2030 che risulti più realistico e praticabile. Von der Leyen ha confermato che i benchmark del sistema verranno adottati nei prossimi giorni, tenendo in considerazione le preoccupazioni sollevate dall'industria. Contestualmente, Bruxelles prepara una proposta per rafforzare il meccanismo di stabilizzazione del mercato all'interno dell'Ets, al fine di contenere la volatilità eccessiva dei prezzi e mantenerli entro livelli gestibili nel breve termine.
Lo scenario geopolitico e le sue conseguenze economiche incombono sulle priorità della Commissione. Von der Leyen ha dichiarato che al momento l'approvvigionamento energetico dell'Ue rimane assicurato, tuttavia il rialzo dei prezzi delle materie prime fossili già incide sulle economie europee. Da quando è scoppiato il conflitto, il continente ha versato sei miliardi di euro supplementari per le importazioni di petrolio e gas, una cifra che misura direttamente il costo della dipendenza energetica. Un'eventuale interruzione prolungata delle forniture dal Golfo Persico rappresenterebbe un rischio rilevante per la stabilità economica dell'Ue.
La strategia di von der Leyen mira quindi a equilibrare due esigenze simultanee: fornire una boccata d'ossigeno economico alle imprese nel breve periodo, senza compromettere gli obiettivi di transizione ecologica e decarbonizzazione che rimangono fondamentali per il futuro dell'Europa. La presidente della Commissione ha insistito sulla necessità di imparare le lezioni del 2022, quando la crisi energetica aveva messo a dura prova le economie continentali, garantendo nel contempo che le misure di sostegno non diventino degli ostacoli al raggiungimento della neutralità climatica.