Una inchiesta di Human Rights Watch accende i riflettori su una pratica inquietante: decine di salvadoregni rimpatriati dagli Stati Uniti starebbero subendo sparizioni forzate una volta tornati a casa. Secondo quanto riportato dall'organizzazione per i diritti umani newyorkese e ripreso da Reuters, almeno undici cittadini espulsi dall'amministrazione americana nel corso del 2025 sarebbero stati rinchiusi in celle senza che le autorità comunicassero il luogo della loro detenzione o li presentassero davanti a un magistrato.

Al centro della controversia c'è il ricorso da parte di Washington all'Alien Enemy Act, una norma risalente al 1798 che consentirebbe l'espulsione di stranieri considerati una minaccia per la sicurezza nazionale senza garantire il diritto a un processo regolare. Secondo HRW, diversi deportati sarebbero stati trasferiti nel carcere di massima sicurezza Cecot, dove tuttora rimangono in condizioni di isolamento totale dalle loro famiglie.

La questione si complica ulteriormente per l'assenza di prove concrete. Nonostante le autorità statunitensi sostengano che molti dei rimpatriati siano affiliati a organizzazioni criminali pericolose come la Mara Salvatrucha (MS-13), né Washington né le istituzioni salvadoregne hanno fornito documentazione che certifichi effettivamente tale appartenenza. Le accuse rimangono dunque fondate unicamente su dichiarazioni ufficiali non supportate da elementi verificabili.

L'organizzazione internazionale ha sollevato una serie di interrogativi sui metodi utilizzati nelle espulsioni e sulla successiva custodia dei deportati, evidenziando potenziali violazioni degli obblighi internazionali in materia di protezione dei diritti fondamentali. La denuncia di HRW rappresenta un ulteriore capitolo della tensione diplomatica tra Stati Uniti e America Centrale in merito alla gestione delle migrazioni e alla sicurezza delle frontiere.