Il Cile ha ufficialmente avviato la realizzazione di una struttura difensiva lungo il confine settentrionale, segnando una scossa di rigore nell'approccio governativo alla questione migratoria. Il progetto, denominato "Scudo di Frontiera", prevede l'installazione di barriere fisiche nelle aree di frontiera con Perù e Bolivia, con i primi lavori partiti nella zona di Chacalluta, situata nella regione settentrionale di Arica.

Il presidente José Antonio Kast, insediatosi da pochi giorni, ha presieduto personalmente il via ai lavori, ispezionando le operazioni di movimento terra condotte dall'esercito cileno. Durante la cerimonia inaugurale, un escavatore ha tracciato la prima trincea lungo il confine, un momento simbolico che il capo dello Stato ha voluto sottolineare con una dichiarazione dal tono deciso: "Questa scavatrice non fallirà: costruirà sovranità". Un messaggio che ribadisce l'intenzione dell'amministrazione di rafforzare il controllo territoriale.

Secondo Kast, il piano comporta ben più di semplici barriere fisiche. Si tratta di un sistema di sicurezza integrato che comprenderà postazioni di osservazione, infrastrutture di controllo e altre misure tecniche distribuite lungo l'intera linea di confine settentrionale. "Vogliamo usare le scavatrici per costruire un Cile sovrano", ha ribadito il presidente, enfatizzando come questa operazione rappresenti una questione di sovranità nazionale.

A motivare questa decisione, Kast ha citato dati allarmanti per il governo: negli ultimi anni sarebbero stati oltre 180mila i migranti entrati illegalmente in Cile proprio attraverso il confine settentrionale. Una cifra che l'esecutivo ritiene evidenzi l'urgenza di misure più incisive per il controllo dei flussi migratori e la sicurezza delle frontiere. Il progetto rappresenta uno dei primi atti concreti della nuova amministrazione e delinea chiaramente l'orientamento politico del governo rispetto alle politiche migratorie.