L'Ecuador approda in tribunale per uno dei crimini politici più emblematici degli ultimi anni. La fase istruttoria relativa all'assassinio di Fernando Villavicencio, giornalista investigativo e candidato alla presidenza della Repubblica, si è conclusa e ora il caso entra nella fase processuale vera e propria. Villavicencio fu colpito a morte il 9 agosto 2023 a Quito, in un momento cruciale della campagna elettorale: mancavano soltanto undici giorni al voto e secondo tutti i sondaggi disponibili il candidato aveva concrete possibilità di accedere al ballottaggio presidenziale.

L'ufficio del Procuratore ha identificato sette soggetti sospettati di responsabilità nel delitto. Fra di essi figurano due ex deputati riconducibili al movimento Revolución Ciudadana dell'ex capo di Stato Rafael Correa, José Serrano e Ronny Aleaga. Nel novero degli imputati compaiono inoltre gli imprenditori Daniel Salcedo e Xavier Jordán. Secondo l'accusa, l'attentato sarebbe stato materialmente eseguito da esponenti della banda criminale Los Lobos, retribuiti con una cifra approssimativa di un milione di dollari per commettere il crimine.

Un elemento di rilievo emerge da investigazioni giornalistiche: il portale La Fuente, fondato dallo stesso Villavicencio, ha acquisito una registrazione audio durante l'inchiesta che cattura una riunione di esponenti vicini al partito di Correa. Nella conversazione si discute della strategia di appoggiare la tesi di uno degli imputati, secondo il quale l'intera vicenda rappresenterebbe un'invenzione costruita ad arte dalla Procura per scopi politici.

Nel procedimento civile si sono costituite come parti offese le figlie del candidato assassinato, Amanda e Tamia Villavicencio. Le due donne mantengono una posizione nettamente opposta rispetto alla narrativa degli imputati: secondo la loro ricostruzione, la documentazione prodotta dall'accusa rivela con chiarezza l'esistenza di un complotto criminale deliberato e orchestrato al fine di eliminare fisicamente il candidato. Il processo che sta per prendere il via rappresenta dunque un banco di prova per la magistratura ecuadoriana e un momento cruciale per stabilire responsabilità e verità su uno dei maggiori scandali della politica contemporanea sudamericana.