La Giornata nazionale del Made in Italy si appresta a raggiungere nuovi vertici di partecipazione. Tra il 20 marzo e il 10 maggio, il Paese ospiterà oltre 800 eventi dedicati alla valorizzazione dell'eccellenza produttiva italiana, consolidando una crescita costante che testimonia l'interesse verso un'iniziativa ormai consolidata nel calendario istituzionale. Il momento di maggior rilievo è fissato per il 15 aprile, data prescelta per commemorare la nascita di Leonardo da Vinci, figura simbolo della fusione tra creatività artistica, sapienza scientifica e capacità innovativa che contraddistingue l'identità industriale del nostro Paese.
Ad illustrare il programma è stato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, che ha enfatizzato come questa manifestazione rappresenti il principale strumento di comunicazione internazionale delle nostre capacità produttive. "Il nostro Made in Italy si fonda su tre pilastri: la qualità, l'eccellenza e quel saper fare radicato nei territori ma proiettato verso il futuro", ha dichiarato il ministro, rimarcando l'importanza della trasmissione generazionale delle competenze artigianali e professionali che rendono uniche le nostre produzioni nel panorama globale.
L'edizione 2026 assume una connotazione particolarmente significativa in relazione al tema della formazione e della qualificazione professionale. Il governo intende sottolineare come il vantaggio competitivo italiano risieda fundamentalmente nelle competenze accumulate nel tempo e nella capacità di trasferirle alle nuove generazioni. Per questo motivo, il calendario comprende numerosi appuntamenti specificamente rivolti a studenti e giovani professionisti, creando un ponte diretto tra il sistema scolastico-universitario e le imprese.
I numeri della crescita sono eloquenti: dalla prima edizione del 2024, che ha contato circa 350 iniziative, fino ai 550 eventi dello scorso anno, si è arrivati agli oltre 800 della presente edizione. Tale incremento riflette il coinvolgimento generalizzato dell'ecosistema produttivo nazionale, con la partecipazione attiva di imprese private, organizzazioni professionali, camere di commercio e distretti industriali, che hanno contribuito alla costruzione di un palinsesto capace di interessare l'intero territorio.
I settori protagonisti rimangono quelli tradizionali, le cosiddette cinque A del Made in Italy: il comparto agroalimentare, il tessile e l'abbigliamento, l'arredo e il design, l'automazione industriale e l'automotive. Tuttavia, accanto a queste filiere storiche, emergono nuovi ambiti strategici considerati cruciali per lo sviluppo futuro: l'economia della salute, il settore spaziale, l'economia blu legata alle risorse marine, il turismo di qualità e le industrie culturali e creative. Secondo Urso, questi settori rappresentano la capacità italiana di sviluppare e commercializzare prodotti e servizi concepiti pensando alla persona e al suo benessere, caratteristica distintiva del brand tricolore a livello internazionale.