A partire da mercoledì 18 marzo il governo britannico farà scattare una stretta senza precedenti contro chi passeggia con il cane nelle campagne senza controllarlo adeguatamente. Entra in vigore il Protection of Livestock Amendment Act 2025, una riforma della storica normativa del 1953 sulla tutela degli animali da allevamento. L'obiettivo dichiarato dall'esecutivo laburista è contrastare il fenomeno del livestock worrying, ossia quando un cane aggredisce, insegue o semplicemente disturba il bestiame. Un problema che negli ultimi anni ha assunto proporzioni crescenti nel Regno Unito, tanto che l'87% degli allevatori di pecore ha segnalato almeno un episodio nell'ultimo anno secondo un sondaggio del 2025.
La novità più rilevante riguarda l'ammontare delle sanzioni. Il tetto massimo di mille sterline viene completamente abolito, sostituito da una multa potenzialmente senza limiti superiori. Una decisione pensata come deterrente severo contro i comportamenti negligenti dei proprietari. Ma non è tutto: la polizia riceverà nuovi e più ampi poteri di intervento. Gli agenti potranno sequestrare il cane qualora ritengano sussista il rischio di ulteriori attacchi, potranno entrare e perquisire proprietà per rintracciare l'animale, raccogliere campioni biologici e impronte sia dal cane che dal bestiame colpito al fine di disporre di prove solide per le indagini. Nel caso in cui un tribunale ordini il sequestro, il proprietario dovrà farsi carico integralmente delle spese di custodia.
Un aspetto cruciale della nuova legge riguarda la definizione stessa del reato. Non serve che il cane morda o ferisca fisicamente l'animale per incorrere in violazione. Inseguire o spaventare il bestiame è sufficiente a configurare un illecito, poiché lo stress e la paura possono causare lesioni, aborti spontanei negli animali gravidi o persino morte. Per gli allevatori gli impatti sono concreti e misurabili: i danni provocati dagli attacchi di cani nel 2025 hanno raggiunto circa 1,95 milioni di sterline nel Regno Unito, registrando un aumento del 10% rispetto all'anno precedente. Una cifra che continua a lievitare, spingendo il settore assicurativo rurale a chiedere interventi normativi sempre più incisivi.