Marco Travaglio torna ad attaccare il centrodestra dopo le dichiarazioni del deputato di Fratelli d'Italia Aldo Mattia, pronunciate giorni fa a Genzano di Lucania durante un evento a favore del sì al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia previsto per il 22 e 23 marzo. Ospite della trasmissione Otto e mezzo su La7, il direttore del quotidiano romano ha smontato il significato reale di quelle affermazioni, ritenendole tutt'altro che casuali.
Mattizia, in quell'occasione, aveva suggerito agli ascoltatori di mobilitare il voto innanzitutto "con i ragionamenti", ma aveva aggiunto una frase rivelatrice: se gli argomenti razionali non bastassero, si potrebbe ricorrere "anche al solito sistema clientelare: i favori a mio cugino, ai nostri parenti". Il parlamentare aveva poi proseguito descrivendo il meccanismo dello scambio di voti per favori personali, concludendo con un appello alla vittoria nel voto. Per Travaglio, quella formulazione linguistica non è un semplice scivolone retorico, bensì l'involontaria confessione di una pratica abituale e normalizzata. L'aggettivo "solito" è la chiave interpretativa: implica che il ricorso al clientelismo sia una consuetudine, non un'eccezione momentanea, e che lo stesso parlamentare e il suo entourage vi ricorrano regolarmente per procurarsi consensi.
Il direttore evidenzia quindi il contrasto tra la narrazione della destra, secondo cui esisterebbe una "casta di magistrati impunita" mentre i politici risponderebbero delle loro responsabilità, e la realtà dei fatti. Se questa versione fosse vera, osserva Travaglio, Meloni avrebbe dovuto prendere provvedimenti nei confronti di Mattia, espellendolo dal partito di maggioranza relativa. Invece, continua, "tutto tace", perché gli ambienti del centrodestra trovano normali quelle comportamenti che indignano chi rimane esterno a quel sistema. Il fenomeno non è confinato a una singola forza politica: il direttore cita l'episodio di Vincenzo De Luca durante il referendum renziano del 2016, quando il presidente campano aveva promesso "fritture di pesce" per convincere al sì, suggerendo che anche settori del centrosinistra condividono questa mentalità.
Travaglio precisa che le parole di Mattia, pur sgradevoli, non costituiscono di per sé un reato. La situazione cambia qualora qualcuno agisse concretamente su quell'invito, comprando voti in cambio di favori: allora si configurerebbe corruzione elettorale o voto di scambio. È proprio qui che emerge il vero nodo problematico della questione: qualora la magistratura scoprisse simili comportamenti, dovrebbe chiedere autorizzazione a procedere al Parlamento per intercettazioni e investigazioni, ma la risposta dell'assemblea legislativa rimane incerta, specialmente in un contesto dove la maggioranza governa il paese.