Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli, è tornato a esprimere le proprie ragioni per votare no al referendum costituzionale in programma per domenica e lunedì prossimi. Ospite della trasmissione radiofonica '24 Mattino' su Radio 24, il magistrato ha illustrato al conduttore Simone Spetia le motivazioni che lo spingono a opporsi alla riforma.
Secondo Gratteri, l'obiettivo del voto contrario è garantire che la magistratura italiana continui a operare secondo principi che assicurino una valutazione equilibrata dei procedimenti penali. "Vogliamo un pubblico ministero che ragioni come un giudice, che ricerchi prove a favore dell'indagato e non si prefigga di condannarlo a tutti i costi", ha dichiarato il procuratore. La sua preoccupazione principale riguarda il rischio di una magistratura sottoposta a pressioni eccessive, privata della serenità necessaria per svolgere le proprie funzioni senza vivere nell'ansia di possibili conseguenze personali.
Nel suo intervento, Gratteri ha affrontato anche il dibattito sui sistemi giudiziari comparati. Ha messo in guardia dai modelli presentati come alternativi, in particolare quello statunitense, evidenziando come in quel paese i pubblici ministeri non appartengano a una carriera strutturata e come questo porti a esiti preoccupanti. Ha citato il caso di un agente di polizia che ha sparato più volte al volto di una donna disarmata: in America, il ministero pubblico ha deciso che non si trattava di reato, escludendo ogni possibilità di incriminazione.
Riguardo al modello francese, frequentemente proposto come alternativa migliorata, Gratteri ha espresso scetticismo sulla superiorità rispetto all'ordinamento italiano. Ha sostenuto che il sistema italiano si è dimostrato più efficace nel combattere la corruzione e la criminalità mafiosa. Ha fatto notare che le procedure giudiziarie contro figure di rilievo internazionale, come l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy, avvengono con ritardi notevoli rispetto al momento in cui le loro azioni erano compiute e pubblicamente note.
Infine, Gratteri ha richiamato l'esperienza della strage di Duisburg, sottolineando come un magistrato tedesco abbia personalmente chiesto al procuratore napoletano di non trasferire il processo in Germania, riconoscendo che le autorità tedesche non avevano la capacità di condurlo adeguatamente. Questa considerazione, secondo Gratteri, evidenzia come il sistema giudiziario italiano non dovrebbe guardare acriticamente a modelli stranieri, ma piuttosto valorizzare le proprie competenze consolidate nel tempo.