Una richiesta di condanna a sedici anni di carcere è stata avanzata dalla procura di Latina nei confronti di un'operatrice sanitaria e di un imprenditore, entrambi accusati di aver perpetrato abusi sessuali su un minore e di aver prodotto materiale pedopornografico. I fatti risalgono al giugno 2025, quando la donna è stata arrestata sulla base di un'indagine che ha portato alla luce uno dei casi più gravi delle cronache recenti.

Secondo le accuse, l'operatrice sanitaria somministrava tranquillanti a suo figlio, un ragazzo di 14 anni, per poi abusarne sessualmente. In seguito, registrava i video degli abusi e li inviava al suo amante, l'imprenditore, il quale risulta coautore dei crimini. La pm Maria Perna ha chiesto la medesima pena detentiva per entrambi gli imputati, oltre alla revoca della responsabilità genitoriale. Il processo si sta svolgendo con rito abbreviato, il che comporterebbe uno sconto di pena rispetto al procedimento ordinario, rendendo ancora più rilevante la gravità delle accuse.

A complicare ulteriormente il quadro è il coinvolgimento di una terza persona: la moglie dell'imprenditore, secondo gli investigatori, avrebbe incoraggiato la madre del minore a somministrare sedativi al ragazzo per facilitarne gli abusi. Questa donna, tuttavia, ha optato per essere giudicata mediante rito ordinario, allungando i tempi processuali. La scoperta del crimine è avvenuta quasi casualmente: i colleghi dell'operatrice sanitaria avevano notato lividi sospetti sul suo corpo, inizialmente sospettando maltrattamenti domestici. Quando è stato sottoposto a sequestro il telefono dell'imprenditore, gli inquirenti hanno rinvenuto non solo le immagini del minore vittima, ma anche materiale che coinvolgeva altri adolescenti sconosciuti.

Le accuse mosse contro i tre imputati comprendono violenza sessuale su minore e fabbricazione di materiale pedopornografico, tra i reati più gravi previsti dall'ordinamento italiano. La richiesta di revoca della responsabilità genitoriale sottolinea l'intenzione dell'accusa di privare definitivamente i due principali imputati dei diritti connessi alla genitorialità. Il caso rappresenta una delle indagini più delicate della provincia pontina e rimane in corso presso i tribunali competenti.